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EC

Ottobre 1996 – La Voce

Il titolo non è uno starnuto – che si scriverebbe “eccì” stando alla voce onomatopeica indicata sul dizionario – e neppure e uno spazio pubblicitario occulto per la carta di credito Eurocard, bensì “EC” sta dapprima per Elezioni Comunali e poi per Educazione e Cultura.

Per quanto attiene al primo aspetto, ovvero alle Elezioni Comunali, non ritengo di dovermi dilungare In disquisizioni politiche e commenti particolari tanto l’ottimo risultato, per non dire il risultato storico raggiunto a Balerna dal PLR, appare palese all’occhio anche meno attento ai dettagli del sistema di calcolo elettorale. Ciò che conta maggiormente è il fatto che il risultato è senza ombra di dubbio meritato per l’ottimo lavoro e la buona gestione nell’ambito della cosa pubblica messi in atto dal PLR di Balerna negli anni trascorsi per non dire negli ultimi decenni. Esso è stato inoltre meritato per la qualità delle liste presentate tanto per il Municipio quanto per il Consiglio Comunale; liste che, senza tema di smentita, non temevano il confronto all’esterno, ovvero per rapporto a quelle delle altre forze politiche. Certo lo scontro o la corsa all’interno della stessa lista sono risultati di gran lunga più competitivi benché l’ambiente sia sempre rimasto educato e degno di una cultura politica corretta. Personalmente, mille ed oltre mille sono i ringraziamenti e le strette di mano che dovrei e vorrei porgere, e che porgo, a tutti coloro che hanno creduto in me dandomi la fiducia e l’incoraggiamento nonché lo stimolo per intraprendere questa mia nuova avventura con senso di responsabilità, voglia di far bene e di fare ciò che reputo sia meglio per la cittadinanza tutta. Certo le scelte anche più democratiche lasciano sempre, salvo rare decisioni unanimi, degli insoddisfatti e degli scontenti che, spesso col senno di poi, pretendono di aver detenuto sin dal principio la soluzione perfetta, l’idea giusta ed adeguata a tutti i gusti ed a tutte le necessità. Prendendo ad esempio le scelte o le offerte culturali che l’apposita Commissione ha presentato e potrà presentare alla popolazione di Balerna e dintorni, non v’è chi non veda come le stesse sono giocoforza il frutto di valutazioni ed opinioni soggettive circa il loro possibile gradimento di pubblico. Ne consegue forzatamente che talune sono piaciute e piaceranno ad alcuni, augurandoci che siano sempre la maggioranza, mentre altre sono state o saranno meno gradite e per motivi altrettanto soggettivi. D’altro canto, se ogni offerta culturale dovesse soddisfare i gusti di tutti, essere oggettivamente ed inconfutabilmente bella, verosimilmente sarebbe meno cultura e più conformismo e normalità. Tutto questo per dire che, parafrasando il Manzoni, se qualche scelta non dovesse risultarvi gradita, ebbene, credetemi, non lo si è fatto apposta.

“EC” significa poi – come dicevo in ingresso – Educazione e Cultura come il Dicastero che desideravo maggiormente poter condurre anche perché di tradizione liberale radicale.

Educare significa porre le premesse perché ogni individuo possa nel corso della vita, sviluppare ulteriormente le sue facoltà, perfezionando la consapevolezza della dignità e della cultura che sono proprie della condizione umana. L’operato del nuovo Istituto scolastico che raccoglie sotto un unico cappello la scuola dell’infanzia e la scuola elementare, nonché il lavoro dei singoli docenti, appare determinante per il buon sviluppo successivo dei nostri bambini poiché tale sviluppo dipende dalle premesse che gli insegnanti sanno porre, ovviamente in stretta collaborazione con i genitori benché da sempre è latente il conflitto quasi istituzionale tra le due parti in causa circa il ruolo dell’educatore ed i modi di educare: ciò a Balerna come nel resto del mondo. La scuola introdurrà – almeno questo è l’obiettivo che la stessa deve perseguire – l’allievo a una cultura che gli permetta di partecipare pienamente alla vita sociale; formerà in lui responsabilità e senso civico, la coscienza dei legami che ci uniscono agli altri e l’impegno morale. L’intenzione educativa è che la scuola aumenti il grado di consapevolezza dell’individuo, avviandolo a forme sempre più elevate di sentimento e di pensiero. La scuola deve inserire l’allievo nell’ambiente in cui questi vive e dovrà vivere preparandolo ad entrare in contatto con culture, uomini, linguaggi, valori, tradizioni, norme sociali e morali, realizzazioni della tecnica. Il processo educativo unisce in se sviluppo cognitivo, affettivo e sociale. La prima e vera formazione morale avviene e dipende largamente, in buona sostanza dalla vita dell’istituto e della classe. Detta formazione avvierà l’allievo al rispetto di se stesso, degli altri, delle cose e delle norme.

Fondamentale è quindi per l’autorità politica che sta a monte il contribuire in modo marcato alla creazione di quei presupposti indispensabili alla realizzazione di un ambiente ideale per il buon sviluppo del nostro sistema scolastico comunale. I primi passi sono stati mossi conformemente alle novelle legislative con la costituzione dell’Istituto scolastico, la nomina di un direttore, l’operatività del collegio docenti, l’adozione del Regolamento interno d’istituto ratificato il 3.9.96 dal Municipio e la costituzione il 5.3.97 dell’Assemblea dei genitori. Oltre a ciò appare opportuno riuscire a mantenere viva la fiamma del corpo insegnanti coadiuvandoli laddove questo può essere messo in atto politicamente, logisticamente, culturalmente e finanziariamente. L’allievo notoriamente impara a fare una stima di ciò che vale mediante il risultato delle sue azioni, attraverso il giudizio dell’insegnante. Ed al contempo o di riflesso l’alunno stima il proprio docente ed il metodo d’insegnamento adottato da quest’ultimo. Il docente può assurgere a modello positivo o negativo a dipendenza della propria capacità di incarnare l’ideale di individuo leale, colto e buono. La nostra scuola funziona bene. Nuove e costanti sfide si affacciano tuttavia sulla scena anche per quanto attiene alla Scuola media.

Cultura. Il Mendrisiotto è da sempre una culla di artisti e ciò ha contribuito alla creazione di non pochi musei pubblici, dicasteri e commissioni culturali comunali, gallerie, circoli ed altre iniziative private, per rapporto alla densità demografica del distretto. Benché l’offerta di cultura sia quindi abbondante tanto da creare spesso accavallamenti di date ed iniziative difficili da prevedere con il debito anticipo, la Commissione Culturale di Balerna ha saputo guadagnare sinora il proprio spazio di notevole riguardo, spazio apprezzato ben oltre i limiti giurisdizionali del Comune. Evidentemente il nuovo capo dicastero si augura come detto in ingresso di poter continuare ad offrire un pacchetto culturale – da concordare con l’apposita ed attiva Commissione – che soddisfi il maggior numero degli interessati. Il lavoro di questa Commissione richiede tempo e fantasia da non sottovalutare. Il mio augurio, non essendoci a mio avviso una cultura di destra, di sinistra o di centro ma semmai un modo di affrontare la cultura che può essere politicizzato – a torto – è che la Commissione possa continuare a lavorare in armonia ed in modo costruttivo nell’interesse dell’utenza tutta come ha fatto in questo primo anno. Grazie! In un articolo apparso sul mensile “Il Mendrisiotto” nell’edizione di giugno 1996, Aldo Bertagni sollevava alcuni quesiti circa il ruolo dell’Ente pubblico nel settore della promozione culturale attiva e passiva: da un lato proponeva il potenziamento della collaborazione intercomunale anche in questo ambito, ciò che il nostro Municipio ha già iniziato a fare costituendo uno specifico dicastero per le problematiche sovracomunali con il quale il sottoscritto intende collaborare per quanto attiene in particolar modo agli aspetti culturali dettati anche dall’interesse che risulta per noi dalla creazione della nuova Accademia di architettura di Mendrisio quale possibile opportunità educativa e culturale. I primi contatti sono già stati mossi, si tratta ora di superare gli ostacoli esistenti. Dall’altro Bertagni poneva il quesito a sapere se fare cultura voglia dire, al nostro livello, ovvero a livello comunale nella realtà del Mendrisiotto, trasmettere i valori e le radici della propria terra. Egli scrive: “Si può essere piccoli, ma non si diventerà mai grandi vestendo gli abiti degli altri. Si può essere provinciali – ma provincia, si badi bene, è bello – ma non si diventerà cittadini scimmiottando le imprese dei grossi centri. Ogni realtà ha una sua peculiarità, i suoi valori e la sua storia: all’ente pubblico il compito di far crescere ed estendere questi piccoli ma profumati fiori. (…) Occorre gettare le basi per far vivere e crescere la cultura “momò”, che è poi la cultura di frontiera. In una società – come quella occidentale – che vive con timore l’invasione dell'”altro”, dello straniero, la coscienza della propria forza ed identità culturale diventa un obiettivo di estrema attualità. Solo così, infatti, sarà possibile creare una società multietnica; solo così sarà possibile accogliere l'”altro” senza il timore di perdere la propria “anima”.”

Senza condividere appieno l’opinione espressa da tale giornalista. non tanto sui fini da perseguire – lodevoli senza ombra di dubbio – ma sui modi di raggiungerli, ritengo che tale parere possa fungere da spunto per una discussione soprattutto a livello sovracomunale circa una reale politica della cultura. Auspicando una riunione delle forze comunali, è forse possibile immaginare obiettivi anche ambiziosi per la cultura del Mendrisiotto.

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