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Quale crescita per il Ticino

31 Gennaio 2007 – Corriere del Ticino

Senza il risanamento delle finanze dello Stato non è possibile essere concretamente progettuali e costruire il futuro del Paese. Non basta amministrare ciò che esiste ma bisogna costruire un futuro che non sia fatto di imposte latenti derivanti dal deficit statale o di un degrado ambientale. L’obiettivo PLRT di pareggiare i conti dello Stato entro il 2010 si può definire ambizioso solo perché nel clima politico che stiamo vivendo la conflittualità è accentuata e personalizzata. Non si tratta più di discutere della vecchia dicotomia “Più Stato/Meno Stato”, ma di uno “Stato migliore”, più efficace nei controlli della spesa in generale e nei settori sociale, dei mandati e degli appalti in particolare. Anche la messa in atto di un inventario critico dell’offerta di prestazioni che l’ente pubblico deve ancora offrire e la concorrenzialità fiscale del Cantone sono obiettivi fondamentali. La legge sul freno alla spesa pubblica, in giacenza da anni, dovrà poter entrare in vigore nel corso della legislatura per una stabilizzazione del tasso d’indebitamento.

Se è giusto non aumentare la pressione fiscale sul reddito delle persone fisiche e giuridiche come misura di rilancio e che non sono gli sgravi fiscali la causa dell’indebitamento pubblico, non è automatico che, con la sola crescita del Pil pro-capite, le persone diventino meno egoiste, più giuste e tolleranti. Non è perché si hanno più soldi nelle proprie tasche che si è meglio disposti alla ridistribuzione della ricchezza. Le motivazioni egoistiche degli individui possono produrre risultati di utilità generale se gli attori tengono comportamenti corretti, cioè non danneggiano i concorrenti ricorrendo a mezzi illeciti o non diventano più avidi.

Si tratta di raggiungere un consenso di maggioranza politica, ma a questo bisognerà anche aggiungere un nuovo patto con il mondo aziendale e con la società civile. Lo sviluppo economico si fonda sulle “tre T”: tecnologia, talento e tolleranza.

Il PLR dovrà quindi costruire un Ponte tra la sponda delle Paure, su cui giocano alcune forze politiche, e la sponda del miglior Progresso possibile. Crescere significa fondarsi soprattutto su un ottimismo di fondo nei confronti della ragione e delle virtù intellettuali e morali del cittadino, imprenditore, politico e dell’economia. Il riscatto etico della politica non è sufficiente senza un riscatto etico di una certa parte del mondo aziendale. Se lo Stato incontra le aziende con sgravi fiscali perché investano in competitività e riducendo la burocratizzazione e la crescita della spesa pubblica, le aziende incontrino lo Stato, la Politica, evitando di scaricare gli oneri del degrado ambientale, delle riorganizzazioni. Si avverte la necessità che il mondo economico persegua oltre al profitto anche l’obiettivo della solidarietà non potendo più pensare di delegarlo solo allo Stato. In realtà proprio il buon funzionamento del mercato richiede che le condizioni di libertà e uguaglianza siano assicurate e il più possibile effettive all’interno degli stessi meccanismi economici. Le possibilità di democratizzare alcuni processi decisionali in economia (ad es. rapporti tra azionisti, manager, dipendenti, consumatori, fornitori e indirettamente l’ambiente) sarebbero da studiare in una revisione del diritto privato. All’etica che ispira i comportamenti sociali va riconosciuta l’insostituibile funzione di anticipare, se non evitare, la legiferazione e di definire le rispettive aree di libertà e autorità.

Il Ticino avrà un ruolo da giocare al di fuori dei propri confini esigendo maggior responsabilità dagli altri attori politici ma anche dall’economia e dalla società civile.

Perché il futuro è una cosa seria.

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