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IL TRAMONTO

Capita a volte di vedere una cicogna volare sullo sfondo di un tramonto. Le cicogne portano i bambini (così si narra). Però le parole non le portano le cicogne, scriveva Roberto Vecchioni. Parole e libri, neonati e nuove generazioni. Cultura e umanità che si tramandano.

Tramonto e alba del giorno – con la notte a riposare e meditare sul visto e vissuto – sono il segno del rinnovarsi di una nuova storia, del graduale rinnovarsi dell’uomo. Il nostro mondo di uomini è una nave che circa ogni cento anni (ri)cambia il proprio equipaggio. La nave resta ma c’è sempre poco tempo per spiegare a chi è appena salito com’è, come funziona questa imbarcazione che può navigare verso mari calmi o in tempesta.

L’uomo passa, sin da tempi remoti, da un mondo in un altro. E visto che non gli basta una vita, egli ha imparato a raccontarsi, ascoltarsi o scrivere mondi e storie e tramandarsi conoscenze riempiendo biblioteche, scrivendo canzoni, lasciando dipinti e sculture. Sempre cara mi è stata questa siepe di libri che, se copre le pareti di casa mia, apre alla mia vista orizzonti variegati e lontani come l’infinito di leopardiana memoria. Un mondo fisico e un mondo mentale dentro e fuori da me.

L’augurio è che, dalle albe ai tramonti futuri, le parole non scompaiano mai, affinché il pensiero non vada a morire in una notte perpetua. Visione romantica? Può darsi, ma che ci resta di più romantico di un tramonto che fa da contorno ad un amore per la nostra compagna, per la nostra terra e la nostra maniera imperfetta di essere viventi?