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Eppur si muove

9 giugno 2005 – Opinione liberale e Corriere del Ticino

 Fusioni comunali nel Mendrisiotto

La Svizzera è una nazione che si fonda sulla volontà dei cittadini. A differenza di altri Stati democratici, la storia del nostro Paese nasce dal basso, dalla volontà dei cittadini di unirsi in leghe e Cantoni e poi in una Confederazione di Stati con competenze e autonomie democraticamente concordate sino a livello di Comuni.

L’evoluzione dei tempi ci pone di fronte oggi alla necessità, non solo finanziaria, di rivedere questo riparto di compiti e autonomie ai tre livelli istituzionali. Riprendendo la celebre frase attribuita a Galileo Galilei dopo aver subito il processo dove venne forzato all’ abiura delle sue dottrine cosmografiche, verrebbe da dire anche in ambito politico istituzionale: “Eppur si muove!”. Seguendo infatti un approccio non dogmatico, non possiamo esimerci dal considerare che il mondo è in costante movimento e quindi anche le nostre istituzioni non possono rimanere perennemente immutate ed immobili. Sino ad una decina di anni orsono, quasi nessuno avrebbe pensato alle fusioni comunali. Dopo un periodo relativamente lungo di diffidenza verso l’idea nuova, oggi non passa giorno senza che l’argomento trovi spazio nei Media o venga discusso tra amministratori comunali tanto da parlare – a torto o a ragione – di “fusionite”. V’è chi si schiera apertamente a favore, chi contro in modo categorico e chi è possibilista, se non semplicemente attendista.

Nel Mendrisiotto troviamo attualmente tutti e tre gli schieramenti, volendo qui tralasciare le fusioni “minori” già avvenute nel 2004: i poli di Chiasso e Mendrisio si sono lanciati, forti anche dello studio dipartimentale reso noto a Municipi e Consigli comunali del cantone, verso i Comuni più o meno confinanti sostenendo l’idea fusionistica. Anche Stabio sembra aver avviato delle trattative in questa direzione proponendosi quale terzo polo d’attrazione. Balerna e Novazzano di contro rifiutano per ora l’entrata in materia. Tra gli altri Comuni troviamo quelli che hanno aderito all’idea di uno studio di fattibilità e quelli che restano alla finestra. Non sempre le soluzioni ottimali si trovano al primo colpo, ma se si investe, il processo si “muove” da solo. Pertanto altri scenari e poli sono possibili, come è possibile trovare soluzioni se vi è la volontà. Se tuttavia alcune fusioni in fase di studio andassero a buon fine, i Comuni che ne resterebbero fuori potrebbero avere vita più dura se non a medio almeno a lungo termine. Il Mendrisiotto tutto ha le proprie peculiarità economiche, ambientali, paesaggistiche da far valere affinché questa Regione non venga “bypassata” sull’asse Zurigo – “Lugano” – Milano, rischiando di fare un passo indietro dal profilo della propria forza non solo verso la Nuova Lugano e il Cantone, ma anche verso la vicina Italia con la quale il nostro potenziale potrebbe e dovrebbe essere incrementato grazie ad un’azione più coordinata e forte. Peraltro, restando in ambito regionale, ritengo che anche il Luganese ha bisogno di un Mendrisiotto forte. Se il Distretto non è morto, non si può dire che goda di buona salute. Certo le idee nuove e i mutamenti spaventano – come spaventarono la Chiesa le idee di Galilei -, ma in fondo credo che si possa partire dalla consapevolezza che oltre a essere cittadini di un comune siamo Momò, ovvero vi é una radice culturale comune e molti di noi vivono in un paese lavorando in un altro e facendo la spesa nel centro commerciale – con ciò che questo comporta ad esempio per il traffico – di un terzo comune.

Si tratta quindi di affrontare tutti una discussione che dev’essere innanzitutto ideale e culturale. Infatti necessita una volontà popolare di principio ad aprirsi all’idea di Comuni che oltrepassino gli attuali confini giurisdizionali poiché in caso contrario il rischio è quello di fossilizzarsi in continui studi di fattibilità da affossare di volta in volta a dipendenza di convenienze non sempre trasparenti.

Vi sono Comuni laddove dal profilo finanziario non vi è di fatto più alcuno spazio di manovra in autonomia; dove non è più possibile progettare e finanziare opere o essere creativi in altri settori e dove da un profilo politico si fatica di conseguenza a reperire persone disponibili poiché, diciamocelo francamente, la semplice gestione corrente e la ratifica di decisioni prese da altri non appare stimolante, in particolare per i giovani. Le fusioni aprono nuovi campi di progettualità dal sicuro interesse e consentono una ottimizzazione delle risorse umane attive in politica. Le persone giuste al posto giusto. Le personalità di spicco emergerebbero comunque e i migliori modelli di amministrazione pubblica potrebbero essere assunti ad esempio dalle nuove entità.

Le fusioni non vanno quindi valutate esclusivamente in termini di vantaggi o svantaggi finanziari o perequativi a breve o medio termine bensì pure in considerazione degli stimoli a lungo termine a beneficio di una progettualità a più ampia scala, della libertà nell’essere fautori del proprio futuro.

Intanto qualcosa si muove e sarebbe peccato stare solo a guardare.

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