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Educazione per il 21° secolo

Autunno 2008 – Scuola Media Scrive

Al termine del ciclo delle scuole dell’obbligo, gli allievi di quarta media e/o i loro genitori si saranno chiesti: e adesso che formazione, quale scuola può essere la migliore, cosa mi si può raccomandare per il mio futuro formativo?

A tale quesito sulla formazione da raccomandare agli adolescenti, un noto futurologo statunitense, John Naisbitt, ha risposto che: “Il fine ultimo di ogni formazione dev’essere quello di apprendere a imparare” . Ciò per dire che non conterebbe tanto il contenuto quanto piuttosto il processo. Il consiglio può risultare un po’ astratto ma sta a significare che la società di oggi impone a tutti noi (adulti compresi) di essere costantemente aggiornati e flessibili. Difficile poter dire oggi che con la formazione ottenuta a scuola si possa tranquillamente vivere sino alla pensione. Ogni profilo professionale arrischia di dver essere ridefinito ogni anno. Nel mondo del lavoro di questo nuovo secolo ci vuole capacità di adattamento. E questa la ottiene chi saprà come fare a imparare “cose” nuove, ad acquisire competenze in nuovi ambiti anche quando non ci saranno più la scuola e i docenti.

Il prof. Howard Gardner, docente di pedagogia alla Facoltà di Scienze dell’Educazione della famosa Università di Harvard (USA) ha scritto un libro dal titolo “ Le cinque menti per il futuro” dove spiega secondo lui quali saranno le capacità cruciali nel 21° secolo. Si tratta dei seguenti cinque tipi d’intelligenza ritenuti necessari per sopravvivere e che vanno quindi coltivati:

  1. La mente disciplinata: è quella specializzata e costantemente aggiornata almeno in un settore (matematica, fisica, economia, legge, danza,…).
  2. La mente sintetica: in una società che ci bombarda di informazioni (TV, internet, blog, newsletter, giornali, chat,…), è importante saper fare una selezione e una sintesi tra le informazioni vere e false e tra quelle veramente importanti e no. Altresì importante è verificare le fonti e sapere comunicare poi le informazioni essenziali, in modo chiaro ed efficiente, agli altri (collaboratori, clienti, …).
  3. La mente creativa: è quella che sa pensare fuori dagli schemi per trovare nuovi problemi, metodi e soluzioni. Essa presuppone però che si conoscano gli schemi: cioè si conoscano comunque a sufficienza delle discipline, delle materie. Lo schema è infatti il prodotto della padronanza di una o più discipline e delle necessarie sintesi. I giovani di solito sono avvantaggiati in questa forma mentale. Pertanto bisogna cercare di mantenere giovane anche la mente.
  4. La mente rispettosa riguarda la nostra relazione con gli altri. Essa rispetta il fatto che il mondo é composto da persone: ognuna con le sue esperienze alle spalle, con aspetti fisici diversi, come le culture di provenienza possono essere diverse. Chi ha questo tipo di intelligenza fa lo sforzo consapevole di voler conoscere gli altri, comprendere e tollerare altri punti di vista e lavorarci assieme.
  5. La mente etica. “Verso chi e cosa sono responsabile, e per quali cose?” Questa domanda dobbiamo farcela tutti: studenti, lavoratori, cittadini, membri di una famiglia. Spesso agiamo in modo responsabile, etico e giusto quando questo coincide con il nostro interesse personale, ma la prova del nove la si ha quando una persona agisce, come dovrebbe agire, pur andando contro i propri interessi. Lo fa perché è giusto verso gli altri, verso un interesse più generale.

Non è certo semplice sviluppare tutte e cinque queste forme di intelligenza ma è importante, credo, averle tutte come obiettivo o come sogno. Lo scrittore sudamericano Patricio Atkinson ha scritto che: “Ai nostri figli dobbiamo insegnare a sognare perché con i sogni avranno qualcosa in cui credere e quando sapranno in cosa credere, sapranno perché rispettare le leggi civiche, sociali e spirituali”. Ancora due parole su Rispetto ed Etica perché, non a caso credo, due recenti e importanti riviste bancarie hanno dedicato dei contributi sul tema delle “buone maniere”, della “cortesia”. Ebbene, non solo le buone maniere aiutano a realizzare una “civiltà dei rapporti”, in genere tra le persone, ma diventano o torneranno a diventare elementi importanti nel mondo del lavoro (per reperirlo e mantenerlo) nonché per avere successo nel contesto multiculturale. Riacquistano importanza scuole che organizzano corsi di “etichetta e buone maniere” frequentate anche da universitari e manager .

La reciproca cortesia e rispetto rendono più abitabili le città e i luoghi di lavoro oltre ad essere apprezzabili anche nei rapporti affettivi.

Si può quindi concludere che la violenza, la maleducazione, il bullismo e l’ignoranza, non danno un futuro a chi le usa e magari se ne fa un vanto. Pensando di essere trasgressivi oggi, costoro saranno “esclusi” domani.

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