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Discorso al Congresso PLRT

6 febbraio 1999

QUESITO 1
Compiti dello Stato

Postulati:

1. Riduzione dell’attività dello Stato ai compiti essenziali (quali?)
2. Definizione dei limiti di spesa per buona parte dei servizi pubblici (crediti quadro) lasciando a chi opera la responsabilità di ottenere autonomamente il miglior risultato con i mezzi attribuitigli (delega-sorveglianza qualità).

Premessa:
Permettetemi di spezzare una lancia a favore della Politica e di accendere un Lume (Illuminismo), una spia di controllo al capezzale di un malato: Lo Stato. Qual è il governo, lo Stato migliore, quello delle leggi? Quello dell’apparato amministrativo? Quello dell’economia di mercato o quello dell’uomo/cittadìno?

Al primo posto nelle 10 tesi dei partito per gli anni 90 figura che l’individuo è il perno della società. La risposta agli interrogativi enunciati appare chiara: meglio un governo, uno Stato in cui il dominio sia nelle mani degli uomini e per essi nelle mani della politica. Mi sento di concludere affermativamente a questi quesiti posti al congresso a condizione che il politico, rappresentante dei cittadini, recuperi il suo ruolo attivo, etico ed ideologico originario e prevalga cosi sull’apparato e sull’economia di mercato determinandone i confini entro i quali questi sistemi debbono muoversi e non abdicando alle loro regole. La politica deve agevolare l’economia, la formazione, la socialità, la sanità, la giustizia, ma deve anche dettarne i confini nell’interesse dei cittadino, il quale vive in società e come tale ha per ragioni di forza maggiore dei beni comuni da tutelare. E’ di questi che il politico si deve occupare. I candidati PLR devono dimostrare, sempre e ancora, che conoscono l’arte dei governo, che non sono ” animali politici “, ma uomini di Stato, non politicanti, ma statisti.

1a Dicotomia:
Governo delle leggi, dell’apparato amministrativo o governo dei cittadino?

Il programma per la prossima legislatura già afferma la volontà d’allargare le maglie legislative, ciò che è condivisibile con le dovute riserve. Rammentiamoci che le libertà ed i principi fondamentali, gli obiettivi delle politiche pubbliche devono comunque essere ancorati alla costituzione e alle altre leggi.

Che l’apparato amministrativo-burocratico sia oggi diventato una Megamacchina con la tendenza ermafrodita ad autoriprodursi e ad autogiustificarsi, è un fatto notorio se esaminato nella sua generalità. Il cittadino è tuttavia oramai abituato a rivolgere allo Stato tutte le lamentele, tutte le richieste di assistenza, per le sue paure ed i suoi bisogni, chiedendo ed esigendo tutela dei propri diritti più svariati ed ancorati alle leggi ed evasione immediata da parte delle istanze preposte. Lo Stato deve riconsiderare le procedure: meno formalismi, più oralità e speditezza. Vogliamo, dobbiamo, alleggerire lo Stato da un eccesso legislativo ed amministrativo costoso? Si!

Il riesame dei compiti dello Stato s’impone. Scernere i criteri decisivi per determinare quali siano i compiti essenziali è un quesito ancora da risolvere. La preminenza dei politico e dei cittadino dev’essere ripristinata. Bisogna lasciare ai livelli più prossimi al cittadino (i Comuni) un massimo di autonomia discrezionale.

A mio avviso non si tratta della riduzione dello Stato sociale, che sociale non lo è più proprio per gli effetti perversi che lo pervadono, bensì di una presenza maggiore dello Stato sulla società civile a livello di definizione, da parte della politica, di obiettivi affidabile che le politiche pubbliche debbono comunque perseguire quand’anche ciò avvenisse come deve avvenire, per taluni settori -non tutti – tramite enti privati e secondo metodiche dei settore privato (mandati di servizio, concessioni, licenze che definiscano l’entità e i requisiti quantitativi dei servizio, budget globali. Quindi meno presenza esecutiva ma più presenza concettuale. Lo Stato deve manifestarsi più forte nel ” Management by Objectives ” e nel ” Management by Controliing ” se vuole che la delega dei compiti al privato non faccia scadere gli obiettivi comuni sin qui ottenuti e perseguiti, sulla bontà dei quali non sembra si discuta se non dal profilo dell’insostenibilità dei costi (educazione per tutti, giustizia ridistributiva e socialità, pari opportunità di partenza, efficacia economica, sicurezza).

Si sente parlare dello Stato azienda e quindi dei politico imprenditore di successo come personaggio in grado di guidare lo stato e quindi come modello a tendere. Ciò è a mio avviso rischioso. L’imprenditore deve fare l’imprenditore ed il politico, il politico. L’imprenditore, ragiona secondo il tratti essenziali dell’impresa capitalistica nella quale il fattore rischio è essenziale. Se non rischia egli farà dell’amministrazione di routine e non sarà innovativo per cui avrà vita breve. Cosa accade quando si concepisce lo Stato come un’azienda e lo si mette nelle mani degli imprenditori? Esso tenderà a divenire uno Stato a rischio. Se l’imprenditore privato mette in pericolo il proprio patrimonio, lo Stato non può permettersi di mettere in pericolo il patrimonio comune, la ricchezza in senso lato, dei cittadini. Lo Stato moderno quello dei 2000 ha due pericoli da evitare, lo Scilla e Cariddi tra i quali può naufragare il suo impegno così come il suo disimpegno, sono lo Stato paternalista – dispensatore di tutto e lo Stato azienda privata ridotta ai minimi termini con prestazioni a pagamento ed a target variabile. La via di mezzo è quella da preferire ed è quella dei PLIRT. Una società che ha tutto privatizzato e che non ha più niente in comune, non ha più bisogno di sapere ” come vivere insieme ” non ha più bisogno dello Stato.

2a Dicotomia:
Governo dell’apparato economico o governo dell’uomo/cittadino?

Il liberalismo è, come teoria economica, fautore dell’economia di mercato; e come teoria politica, è fautore dello stato che governi il meno possibile (Stato minimo). Uno dei modi di ridurre lo stato ai minimi termini è quello di sottrargli il dominio della sfera in cui si svolgono i rapporti economici, facendo dell’intervento politico nell’economia, l’eccezione e non la regola

Il ruolo dello Stato oggi sembra essere quello – ed in questo cerca la sua nuova legittimazione – di far rispettare le regole dei mercati. L’economia mondiale sovrasta le forze istituzionali e politiche di una nazione. E’ forse nella perdita di questo potere che si inserisce la disaffezione dei cittadini per la cosa pubblica e la politica. Questa perde di legittimazione perché non è più rappresentativa degli interessi della gente ma lo è di un sistema, di una cosa: l’economia globale. Tietmeyer, presidente della Bundesbank dichiarò a Davos nel 1996, ed in questa stessa direzione vanno pure le dichiarazioni, almeno quelle d’intenti, emerse nell’edizione 1999 del Forum mondiale, che i mercati finanziari controllano le istituzioni politiche mentre è il contrario che dovrebbe essere. Il che non sta a significare che i mercati finanziari e l’economia non debbano essere agevolati creando una maggiore Partnership tra Stato e associazioni di categoria, settore privato in genere tra cui conto pure le forze sindacali, gli istituti scientifici, di ricerca, le fondazioni ed associazioni non-profit che sono da rendere una realtà (Public Private Partnership). Devono essere i parlamenti a fissare priorità e scadenze, non i mercati. I parlamenti devono tornare ad essere i primi attori dell’ordine del giorno della nostra società.

Il mercato non si è creato da solo. Esso non è naturale di per sé. L’uomo l’ha creato, l’ha regolato e lo può regolare. La finanza oggi non è per forza il progresso. Essa crea ricchezza fondata sulla speculazione. Anzi le sue regole e non regole (Deregulation) spesso deteriorano l’economia e il benessere, non creando posti di lavoro, non creando prodotti reali, industria, beni tangibili. Strutture che a differenza dei soli capitali, non possono essere smantellate nell’arco di una notte.

Lo Stato faccia in modo di agevolare la finanza, l’economia reale con un’amministrazione più snella, meno burocratica, con una deregolamentazione, anche con agevolazioni fiscali, però abbia cura di garantirsi gli strumenti per ottenere qualcosa di ritorno dalla finanza e dall’economia.

Lasciamo che lo Stato, la Politica mantenga un Lume acceso, una spia di controllo. Non lasciamo che si spenga.

 

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