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Sud innovatore

6 febbraio 1999 – Corriere del Ticino

Abbiamo troppo di frequente la propensione ad adottare, pur rinnegandole al contempo, le ” tendenze ” e le attitudini più negative in atto nella vicina Penisola, mentre poi non cogliamo spunto dalle iniziative più creative ed innovatrici che questo Paese sa anche fornire al suo interno come verso l’esterno.
Durante un recente viaggio professionale nel meridione d’Italia, ho avuto modo di apprendere l’esistenza di un’impresa che ha le proprie origini proprio nel Sud. Questa ha avuto la capacità di saper fondere iniziativa giovanile e femminile, sviluppo economico, nuove tecniche di lavoro e intervento indiretto per non dire marginale dello Stato, in un’unica struttura che oggi è ” patrimonio ” dell’Italia intera. Anzi essa esporta la propria esperienza verso altri paesi dell’Unione Europea ed addirittura nell’Est europeo, nel Nord e Sud Africa, nell’America Latina.

La IG-Imprenditorialità giovanile è una società per azioni che opera con strumenti innovativi nel campo della creazione d’impresa, dello sviluppo locale, del sostegno alle piccole e medie imprese, della sperimentazione di nuove politiche del lavoro, anche nel settore – del tutto nuovo alle nostre latitudini – delle fondazioni ed associazioni non profit.
Costituita nel 1994 a favore inizialmente delle aree depresse del Sud e quale consolidamento dell’esperienza avviata nel 1986 dal Comitato per lo sviluppo di nuova imprenditorialità giovanile, la società menzionata è poi divenuta un’agenzia nazionale in grado di fornire servizi a tutto campo ad enti pubblici e privati collaborando ad iniziative legislative. Dal 1986 sono stati valutati 5400 piani d’impresa, 1400 progetti sono stati approvati con investimenti di 3’800 miliardi di lire e la creazione di 25 mila posti di lavoro nuovi. Il tasso di sopravvivenza delle 750 imprese finanziate è indicato nell’81 per cento per un fatturato di ca. 1600 miliardi di lire. La nuova società ha poi agito pure sul fronte della promozione del lavoro autonomo, ovvero sul concetto di ” Prestito d’onore ” istituito con la legge 608 del 1996. L’intervento si rivolge a disoccupati di ogni età che intendono avviare una qualsiasi attività indipendente. Il bilancio a questo proposito riporta 48 mila idee di lavoro autonomo valutate, di cui 27 mila accolte. La IG ha inoltre operato nel settore della formazione imprenditoriale mediante svariati corsi. Dal 1997 la società in questione ha pure ricevuto la gestione dell’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile, istituto creato con decreto del ministro delle Pari opportunità. Il compito affidato a questa società di diritto privato è quindi quello promuovere l’imprenditorialità femminile anche mediante attività di animazione, formazione, informazione ed accompagnamento alla progettazione.

Nel nostro Cantone sono state adottate di recente delle leggi che vanno nella buona direzione. Penso in modo particolare alla legge per l’innovazione economica del 25 giugno 1997, alla legge sul rilancio dell’occupazione e sul sostegno ai disoccupati del 13 ottobre 1997, alla legge sul sostegno ed il coordinamento delle attività giovanili del 2 ottobre 1996, tutte accompagnate dai relativi regolamenti di applicazione. Quest’ultima legge, detta anche legge giovani, ha in realtà una finalità diversa da quella dell’aiuto all’imprenditorialità giovanile. Ciò è, di transenna, un peccato in quanto detta legge poteva essere l’occasione per dare un segnale ai giovani che andasse oltre la sola partecipazione a centri autogestiti e derivati. Mi rendo conto che l’esempio può apparire riduttivo delle finalità della legge, la quale potrebbe risultare d’interesse per delle attività non profit realizzate da giovani. Resta fermo che questa normativa non trova applicazione diretta come sostegno all’ impresa che un giovane volesse realizzare in Ticino. È, a non averne dubbio, una opportunità ancora da cogliere affinché qualche nostro giovane, laureato o meno, abbia a preferire il rientro in Ticino per l’avvio di una propria attività piuttosto che rimanere nella Svizzera interna, quando non si lascia attrarre dagli Stati Uniti, dalla Germania ed altri paesi ancora. La formazione è certo essenziale, ma se i risultati non vengono poi posti a beneficio della propria realtà locale, la stessa rimane prevalentemente una sola partita di costo.

L’esempio di una società privata che abbia a gestire, come quella italiana, dei settori che da noi sono ancora appannaggio dello Stato (problemi giovanili, della condizione femminile e dei disoccupati), mi sembra sia da seguire, o quantomeno da prendere in debita considerazione, nell’ottica del dibattito in corso circa la riduzione dei compiti dello Stato mediante deleghe, concessioni, mandati a favore di enti privati incaricati di assolvere obiettivi d’interesse pubblico a miglior prezzo e con metodiche innovative.

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