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Vincere la forza dell’assurdo

7 settembre 2001 – Corriere del Ticino

Dicesi “assurdo” ciò che è ripugnante alla ragione, in contrasto con l’evidenza logica. È assurdo ciò che non ha un senso comune. Eppure non possiamo nascondere o fingere di non percepire un senso di assurdità che ci pervade o dovrebbe pervadere nel nostro vivere quotidiano considerata l’attualità più recente.

Un’assurdità della condizione umana ancor più inquietante perché assurdo è che l’essere umano non abbia ancora appreso a trarre i giusti insegnamenti dalla propria già martoriata storia, da quella del secolo delle Guerre Mondiali risalendo a ritroso. Vana mi pare la speranza di poter confidare per il futuro su una memoria collettiva artificiale, racchiusa magari in un supercomputer, in grado di suggerirci la retta via sulla base delle esperienze passate e più recenti ed in forza dei poteri delle scienze statistiche e del calcolo delle probabilità. Infatti per confidare in ciò bisognerebbe poter contare sull’esistenza di una visione storica mondiale univoca e oggettiva da programmare ed inserire nella memoria del computer. Purtroppo però questa banca dati da inserire e l’interpretazione della stessa dev’essere ancora approntata dall’essere umano e a tale proposito mi pare illustrativo – per l’attualità più recente – l’articolo di Umberto Eco apparso su “La Repubblica” dopo i fatti di New York1 . In poche righe Eco indica la difficoltà dell’uomo di fissare dei parametri universali di lettura della propria attualità, della propria cultura rapportata a quella dell’Altro. Egli ci fa capire come il richiamo alla storia – e alla storia della tolleranza – possa anche risultare vano e assurdo se chi vi fa capo agisce in modo parziale e fazioso; omettendo ad esempio di ricordare che in passato come in parte tutt’oggi anche il mondo musulmano si è dimostrato più tollerante e umano di quello cristiano; che in Occidente come in Oriente, a Nord come a Sud v’è e v’è stato del buono e del marcio, talvolta a fasi alterne talvolta contestualmente, da una parte come dall’altra. Pertanto è inutile richiamarsi alla storia se in questa si cercano solo gli appigli per rafforzare, fondare e giustificare la voglia di vendetta sull’Altro, sul nemico di oggi perché ne siamo stati vittima dimenticando che in precedenza, forse sotto altre forme e epoche, siamo stati noi i carnefici e lui la vittima. Un tale modo d’agire è assurdo in quanto non porta nulla di costruttivo, anzi ci rigetta nel circolo vizioso delle ritorsioni, dell’odio, senza che ci indichi quella soluzione logica, umana che dovrebbe consentirci una volta per tutte di riscattarci come uomini degni di vivere su questa terra. Il premio Nobel per la letteratura 2001 V.S. Naipaul ha scritto che “rancore e recriminazione da una parte e senso di colpa dall’altra hanno impedito l’affermazione di una umanità che fosse padrona di sé e del proprio destino invece che schiava delle proprie ossessioni e dei propri spaventosi ricordi”.

Assurdo è che non si arrivi a raggiungere obiettivi di pace: con noi stessi innanzitutto e con l’Altro, con il mondo e la natura nella quale viviamo, con il destino che è il nostro. In sostanza, la condizione umana e il mondo, inteso anche come “Gaia”, mi appaiono più che mai come l’esempio più lampante per definire e illustrare i termini “assurdo” e “vano”. Concetti questi già sintetizzati da tempo nel mito greco di Sisifo (padre d’Ulisse). Quest’ultimo sovrano di Corinto, per la sua astuzia e il suo spirito fraudolento, arrivò ad ingannare persino la Morte, incatenandola, per modo che nel suo regno per un po’ nessuno più morì. Purtroppo tale stato di cose non perdurò a lungo e quindi la Morte ebbe la meglio: Sisifo venne spedito all’Inferno e punito per essersi ribellato al proprio umano destino. La punizione esemplare data a Sisifo fu quella di dover portare in cima ad una montagna, con il solo aiuto delle sue mani e dei suoi piedi, una grossa pietra; ma a breve distanza dalla cima, la pietra costantemente gli sfuggiva rotolando in basso e costringendolo a ricominciare la sua eterna fatica. Tale mito divenne simbolo appunto dell’accanirsi vano dell’uomo contro il proprio destino; dell’assurdità di un lavoro inutile e senza speranza nella perfetta consapevolezza di ciò; della vittoria della pietra e della forza della natura (della legge di gravità) sull’uomo2 .

Costantemente l’uomo è alla ricerca dell’immortalità (ricerca medica, bio tecnologie, clonazione, genoma), immortalità apparentemente più facile da raggiungere con un buon grado di ricchezza. In nome di questa maltrattiamo spesso noi stessi (stress e malattie da superlavoro o da depressione), gli altri (guerre economico-ideologiche, desiderio di predominio e uniformizzazione culturale di talune potenza multinazionali, mobbing sul lavoro) e l’ambiente (vacca pazza, soia transgenica, inquinamento acqueo e atmosferico, depauperamento delle risorse primarie e di continenti). Invero gli esempi si sprecano e non è questa la sede per farne un elenco. Tutte azioni comunque sempre fondate su principi e valori fondamentali contenuti nelle Dichiarazioni dei diritti dell’uomo, nelle costituzioni quali la libertà dell’individuo e del mercato, la democrazia, l’uguaglianza, la solidarietà , il progresso tecnologico e scientifico per raggiungere la felicità, la pace. Se tali valori sono fondamentalmente giusti essi non esistono di per sé stessi, essi necessitano di essere vissuti, incarnati. Assurdo è che in nome di tali principi siamo giunti, nel corso della storia, a creare la bomba atomica, le armi chimico-batteriologiche da cui ora ci sentiamo intimoriti; l’individualismo che slega i rapporti umani invece di valorizzarli; le epidemie (AIDS, Ebola); la fame nel mondo che vorremmo sconfiggere con trasformazioni genetiche del cibo e che anch’esse come la pietra di Sisifo ci ricadranno addosso obbligandoci a ricominciare ancora da capo nel vano tentativo di poter sempre porre una pezza agli errori precedentemente commessi nella speranza di raggiungere la cima della montagna.

Bertold Brecht scriveva “quando, coll’andar del tempo, avrete scoperto tutto lo scopribile, il vostro progresso non sarà che un progressivo allontanamento dall’umanità. Tra voi e l’umanità può scavarsi un abisso così grande, che ad ogni vostro eureka rischierebbe di rispondere un grido di dolore universale”3 . Non riusciamo a tener fede ai principi e ai valori che noi stessi ci diamo, i quali in concreto rimangono irraggiungibili.

Certo l’umanità è quel che si dice un sistema complesso4. Lo studio dei sistemi complessi che si è fatto strada nei tempi più recenti ci dice che nella natura (anche quella umana e sociale) vi sono sistemi che per lunghissimo tempo sembrano chiusi e seguono un moto perpetuo, ciclico, regolare insomma qual è ad esempio quello metaforico della punizione di Sisifo. Ma talvolta certi sistemi grandi e complessi qual è il sistema mondo, possono crollare non solo per effetto di un urto formidabile, ma anche per la semplice caduta di uno spillo. Magari uno di quegli spilli della guerra chirurgica in atto in Afghanistan. Magari invece è il sistema complesso del terrorismo che crollerà con la caduta dello spillo Bin Laden, anche se di ciò sono meno fiducioso.

Si dice però anche che il volo di una farfalla dall’altra parte del mondo può portare con sé non distruzione ma cambiamenti di sistema. In ogni modo cerchiamo di far sì che almeno questa volta non si commetta ancora un errore per rimediare ad un errore precedente. Che sia la volta buona per uscire da questo circolo assurdo nel quale navighiamo da tempo, troppo tempo.

Soffermiamoci a riflettere quindi su che tipo di essere umano vogliamo contare per il futuro e in che mondo vogliamo che viva e poi, per l’amor nostro (che è ancora il miglior motore per muovere un sano egoismo umano e il suo spirito di sopravvivenza), comportiamoci una volta per tutte di conseguenza e con coerenza.

In fondo è vero: possiamo permetterci di essere esausti ma non di essere sconfitti a meno di scegliere il suicidio di questo mondo.

1 – Umberto Eco, Le guerre sante: passione e ragione, La Repubblica 5.10.2001, articolo questo decisamente più moderato, oggettivo e soprattutto costruttivo dell’articolo-sfuriata di Oriana Fallaci, La Rabbia e l’Orgoglio, Corriere della sera 29.09.2001. Entrambi gli articoli sono sui rispettivi siti dei due quotidiani o su www.tg5.it.

 

2 – Anna Ferrari, Dizionario di mitologia greca e latina, ed. UTET.

 

3 – Bertold Brecht. Vita di Galileo. Cfr. inoltre Leonardo Sciascia, La scomparsa di Majorana, Adelphi, per una presa di coscienza contro un certo tipo di progresso scientifico.

 

4 – Alberto Gandolfi, Formicai, imperi, cervelli. Introduzione alla scienza della complessità, ed. Casagrande.

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