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Ticino in scacco o nello scacchiere?

29 novembre 2012 – La Regione Ticino

Alle volte si raggiunge il limite. Il principio di distinzione è uno dei capisaldi del pensiero liberale di Benedetto Croce (scomparso 60 anni fa). Per Croce la Storia, cioè la vita, è fatta di continue contrapposizioni. La realtà è sempre aperta, ma dalla legittimità di ogni dialettica si deve poi giungere a una sintesi. Sintesi che deve vedere la politica proiettata eticamente verso fini e valori d’interesse generale, conformi alle ragioni della libertà, che non è legata ad alcun particolare ordine economico o sociale. Questa idea della politica la rende un valore di per sé. Il politico, nella sua valigia, non dovrebbe portare le ristrettezze mentali del proprio mondo d’origine ma aprirsi all’esterno, al confronto, alle novità, memore del proprio passato e non troppo immerso nel presente. Oggi la politica tiene in scacco il Ticino? Siamo come l’Italia che deve uscire dalla notte della politica ricostruendo un Paese su basi morali, istituzionali, elettorali prima che il discredito sommerga le fondamenta dello Stato repubblicano? A che punto è la governabilità del Ticino? E poi, questo nostro Ticino vuole mentalmente continuare a chiudersi, col rischio di ritrovarsi in scacco matto, o vuole essere parte attiva sulla scacchiera della globalizzazione con la quale, bene o male, dobbiamo fare i conti? Le contrapposizioni partitiche sono legittime, ma ad un certo punto, in situazione di crisi, bisogna elaborare uno scenario, che non dev’essere di destra, di sinistra o di centro, ma semplicemente per il futuro del “Ticino” quale valore generale superiore. La governabilità in Ticino deve preoccupare. La discussione sul Preventivo 2013 è il segnale. Il Governo all’unanimità, compresi i due ministri leghisti che detengono la maggioranza relativa, ritiene di aver fatto i propri compiti e di non poter apportare altre misure strutturali per la riduzione del disavanzo senza dover affrontare scelte dolorose. Queste vengono demandate al parlamento. Parte del parlamento declina l’invito e vuol rimandare il Preventivo al mittente senza nemmeno tentare di fare la sua parte. Preoccupante è che la Lega in un anno e mezzo non ha apportato nessun contributo costruttivo. I due ministri leghisti su diversi temi importanti (Preventivo 2012 e 2013, Cassa Pensioni, Tredicesima AVS, Amnistia e Iniziativa fiscale della Lega) sono regolarmente e sfacciatamente smentiti dal proprio gruppo e dal proprio presidente. A differenza degli altri Consiglieri di Stato, né Borradori né Gobbi riescono a portare con sé i voti del proprio gruppo. La crisi istituzionale è palese. Il movimento che tanto ha promesso e continua a promettere ai ticinesi, di fatto non riesce nemmeno a mettersi d’accordo al proprio interno e non trova di meglio che accusare la direttrice del DFE. Quest’ultima, per il Preventivo, non può che chiedere a tutti gli altri ministri di fare le proposte di contenimento che dovrebbero essere appoggiate quantomeno dai propri rispettivi partiti. Paradossale è che il presidente della Lega abbia la faccia tosta di riproporre tra le misure di risanamento, l’amnistia fiscale dopo che proprio la Lega l’ha affossata sei mesi fa. Paradossale è che la Lega chieda la riduzione di 50 milioni del disavanzo del Preventivo 2013 quando poi ha mantiene un’iniziativa fiscale che toglierà entrate allo Stato per ulteriori 190 milioni. Ciò benché i suoi due ministri abbiano chiaramente detto che né l’una né l’altra idea sia attuabile. Da quando la Lega ha vinto le elezioni ad oggi, il numero di frontalieri è aumentato dell’8.7% eppure ogni domenica gli dichiara guerra. Manca completamente la volontà di affrontare uno scenario realistico per il Ticino del futuro. Piuttosto che continuare a prendere in giro i ticinesi facendo credere che la chiusura a riccio sia un’opzione realistica, sarebbe ora di “mettersi in gioco” davvero ripartendo da quella politica seria che Carlo De Benedetti definisce nel suo ultimo libro come “la regina smarrita“, ossia quella figura che nella scacchiera è l’arma più potente, quella che deve guidare la società e l’economia invece di abdicare a favore degli umori, dei mal di pancia del momento o di interessi di lobby. Gridando ai nemici alle porte (frontalieri, “fallitalia”), non si risolve neppure uno dei problemi del Ticino. Il Ticino e la Svizzera, piaccia o no, hanno quale partner principale un’Europa che sta affrontando una sfida epocale per non perdere la propria competitività globale di fronte ai Paesi emergenti. Se il centro del mondo si sposterà in Asia, potremo tanto star qua a bisticciare sui ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri ma non ci salveremo comunque. Fu contro la ricchezza diseguale, contro le disparità (che si allargano) che la cultura liberaldemocratica vinse la sua sfida sostenendo la classe media in ascesa. Non si tratta di dare la caccia ai ricchi o condannare i mercati, ma di dare nuove regole alla finanza e alla fiscalità. È qui che la politica manca al suo compito. in Ticino si tratta di sostenere, con la politica, il dinamismo e la giustizia sociale, di promuovere un nuovo modello produttivo fondato su due torri: a) l’innovazione, con una cultura d’impresa e un sistema creditizio che torni a svolgere il suo ruolo, nonché una politica economica che sostenga la ricerca e la formazione; b) i giovani, dando loro le opportunità per realizzare i propri sogni. Sogni che da un recente studio pubblicato dal Credit Suisse vede i nostri giovani: meno incentrati sulla ricchezza, alla ricerca di soddisfazioni sul lavoro e desiderosi di metter su casa e famiglia. In fondo, i sogni di un ceto medio che vuol continuare ad essere ambizioso e protagonista.

Matteo Quadranti, deputato PLR

 

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