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No all’aumento dell’IVA a favore de AVS/AI

29 Aprile 2004 – Opinione Liberale

Tra i temi in votazione popolare il prossimo 16 maggio 2004 v’è quello, in materia federale, relativo al progetto, mediante modifica costituzionale, d’aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) per il finanziamento dell’assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS) e dell’assicurazione invalidità (AI). L’assemblea dei delegati del PLRS tenutasi il 17 aprile 2004 a Coira, così come il comitato cantonale PLRT nella seduta del 22 aprile 2004 a Bellinzona, hanno entrambe deciso, a maggioranza, di raccomandare di votare NO al progetto d’aumento dell’IVA. Il PLRS e il PLRT seguono quindi le indicazioni del Consiglio federale e della maggioranza del Parlamento federale a favore dell’approvazione della 11° revisione dell’AVS e del pacchetto fiscale, mentre si pongono in contrasto con le raccomandazioni di voto del Consiglio federale e della maggioranza parlamentare per quanto attiene all’aumento dell’IVA. Perché?

Il progetto in questione prevede innanzitutto di aumentare l’IVA dello 0,8% già a partire dal 2005 (+2,3 miliardi all’anno) per finanziare l’assicurazione invalidità e ridurre quindi il deficit di quest’ultima (attualmente di 4,5 miliardi), così come prevede di autorizzare, sin d’ora, un ulteriore aumento del 1% dell’IVA (+2,9 miliardi all’anno) per garantire in futuro il finanziamento dell’assicurazione vecchiaia e superstiti la quale per ora non ne avrebbe bisogno per garantire il finanziamento delle rendite essendo il Fondo AVS ampiamente solvibile. Infatti un tale aumento dell’1% avverrebbe, dicono i sostenitori, “presumibilmente” non prima del 2009 a dipendenza dei bisogni e servirebbe a garantire le rendite dopo il 2015. Per questo secondo aumento il Consiglio federale dovrebbe comunque passare dal Parlamento e contro la decisione di quest’ultimo si potrebbe lanciare un referendum.

L’opposizione a questi aumenti dell’IVA si motivano essenzialmente per i seguenti motivi:

innanzitutto l’11a revisione dell’AVS prevede comunque uno sgravio dei costi, a regime, di circa 925 milioni l’anno. Inoltre è sin d’ora prevista una 12a revisione dell’AVS la quale prevede già delle misure volte a garantire un solido finanziamento.

La 4a revisione dell’AI, entrata in vigore all’inizio del 2004, prevede già una riduzione delle uscite di 227 milioni l’anno. Inoltre è già in preparazione una 5a revisione dell’AI che dovrà consentire la limitazione dell’aumento del numero di rendite d’invalidità.

La vendita dell’oro della Banca nazionale, con un provento ipotizzato di circa 300 milioni, pur non risolvendo di certo i problemi dell’AVS e dell’AI, consentirebbe comunque di guadagnare del tempo per intervenire più energicamente sul contenimento delle spese sia nell’AVS, sia nell’AI (laddove si reputa vi sia un margine di manovra anche per controllare eventuali abusi nell’ottenimento delle rendite, rispettivamente nell’esame di possibili reintegrazioni professionali).

La crescita economica, seppur stimata a lungo termine, tra l’1% e l’1.5%, consentirà pure un miglioramento dello stato di salute dell’AVS e dell’AI, se accompagnata da maggiori sforzi per il contenimento dei costi.

In sostanza si ritiene che l’aumento dell’IVA nelle percentuali sopra indicate costituisca, di fatto, la soluzione più semplicistica e immediata, la quale aprirebbe il varco, da un lato, ad un minor impegno, se non all’immobilismo, nella ricerca di maggiori contenimenti nell’aumento dei costi e, dall’altro lato, all’idea che si possa in futuro far capo, con ampio margine di manovra, all’aumento dell’IVA anche per sopperire ad altre necessità di bilancio. Per modo che il nostro Paese potrebbe ritrovarsi a medio termine con un’imposizione IVA pari a quella esistente in altri Paesi dell’Unione Europea, ovvero con tassi variabili tra il 13% e il 20%. Ciò non contribuirebbe di certo alla crescita economica e alla competitività, per non accennare poi al fenomeno dei pagamenti in nero (che non può essere avallato) volti ad evitare l’IVA come accade in Paesi vicini.

Il PLR è dell’avviso che risolvere il problema del finanziamento dell’AVS entro una logica puramente finanziaria con ritocchi di carattere fiscale sia un segnale sbagliato e che vi sia comunque tempo per agire nella ricerca di soluzioni alternative. L’IVA copre già oggi (con il tasso al 7.6%) il 5.5% del reddito delle famiglie. Un aumento si ripercuoterebbe essenzialmente sulle fasce di reddito medio-inferiori, tra cui giovani e anziani, poiché il consumo del loro reddito è legato a beni e servizi soggetti all’IVA (alimentazione, giornali, abbigliamento, …). Le fasce di reddito medio –superiori consumano in ambiti dove l’IVA non è prevista (formazione, cultura, …) o ha aliquote privilegiate, mentre subirebbe in maniera assai più contenuto un aumento dell’IVA come proposto. Ciò costituisce, di fatto, una disparità.

Infine un rischio considerevole nasce dall’eventualità che dalle urne del 16 maggio possa anche emergere contemporaneamente, un rigetto dell’11a revisione dell’AVS e l’accettazione dell’aumento dell’IVA. Un risultato catastrofico e quindi da scongiurare.

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