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Libertà di scelta delle cure, soldi pubblici e futuro della sanità.

12 Marzo 2011 – La Regione

Se le cliniche private si finanziassero da sole, ovvero senza il sussidiamento da parte dello Stato, la questione della libertà di scelta del singolo cittadino a sapere in quale struttura ospedaliera farsi curare non creerebbe grosse tensioni e discussioni. Visto però che a seguito della revisione della LAMal, il Cantone dovrà sussidiare fino al 55% delle prestazioni offerte anche dalle cliniche private, tramite soldi pubblici, appare ovvio che lo Stato funga da regolatore e ponga dei paletti senza i quali il rischio è ancora un’esplosione dei costi per le Casse cantonali. Il sussidiamento del Cantone alle cliniche private costerà, dal 2012, circa 70-80 milioni all’anno. Non propriamente delle briciole soprattutto per chi, spesso i medesimi, invoca più sgravi fiscali e meno Stato a favore del privato. Se su queste visioni della società o misure si può anche discutere, meno comprensibile è la questione quando il settore privato conta sui soldi delle nostre imposte. In parlamento è prevista una discussione il prossimo 15 marzo. La Commissione della Gestione ha presentato il suo rapporto che prevede di fissare proprio questi paletti. Paletti che comunque lasciano un margine di fluttuazione del 5% e che consentiranno un periodo di osservazione fino al 2015 quando dovrà essere posta in essere la nuova pianificazione ospedaliera. Non entro nei dettagli per ragione di spazio. Fatto sta che in buona sostanza si vuole evitare che lo Stato debba pagare le cliniche private senza porre un tetto massimo alle prestazioni sussidiabili. Il rischio è infatti un aumento incontrollato e incontrollabile dei costi a carico dell’ente pubblico. A onor del vero si tratta di fissare dei mandati di prestazione alle cliniche private così come già è il caso per l’Ente ospedaliero cantonale e i suoi ospedali i quali operano da tempo, e senza particolari problemi, sulla base di volumi massimi riconosciuti come sussidiabili. Il controllo dei costi è per il Ticino fin’anche più importante dal momento che da noi le cliniche private costituiscono il 40% dell’offerta ospedaliera a fronte invece di un 19% in media nel resto della Svizzera. Si comprende quindi la ragionevole preoccupazione del Cantone e della Commissione della Gestione. Ora, vi sono alcuni, non del tutto disinteressati, che ritengono che con tale modo di procedere si voglia: 1) far chiudere le cliniche private a esclusivo vantaggio dell’Ente ospedaliero cantonale e 2) limitare la libertà del cittadino di scegliere dove farsi curare. È sicuramente affascinante l’idea della libertà di scelta ma si tratta di mostrare anche il rovescio della medaglia, ovvero il rischio più che concreto di un’esplosione ulteriore dei costi per il Cantone e dunque di tutti noi che paghiamo le imposte. I sostenitori delle cliniche private, alle quali nessuno vuol togliere l’importanza del loro ruolo e la qualità delle cure erogate, non possono tuttavia pretendere che lo Stato le sussidi con soldi pubblici, di tutti, lasciando a quest’ultime un’ampia libertà di scelta su quante e quali attrezzature acquistare e servizi mantenere anche a dispetto del principio di economicità, quanto e quale personale assumere e quante offerte di servizi e prestazioni dare anche al di là di ragionevoli logiche di razionalità e masse critiche. Lasciare al libero mercato un settore come quello sanitario, senza un minimo intervento regolatore da parte di chi deve ora sussidiarlo in maniera rilevante, arrischia di essere un eccesso di liberismo. Le cliniche private perseguono scopo di lucro evidentemente. Se vogliono competere ed è giusto che competano con l’EOC lo devono fare alle medesime condizioni e non solo per i soldi che desiderano ricevere dallo Stato. Non è corretto che il guadagno lo si persegua a scapito dei contribuenti ai quali bisogna certo garantire la qualità della sanità (ciò è dato) ma a costi sostenibili e controllabili. A meno che si voglia arrivare ad una sanità e a degli assicurati di seria A e di serie B. Sarebbe un passo indietro.

Avv. Matteo Quadranti, candidato PLR al Consiglio di Stato e al gran Consiglio.

 

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