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La Parola e i Giusti

13 e 15 Novembre 2007 – CdT, La Regione e Opinione Liberale

“Chi risparmia il malvagio offende il giusto” (Thomas Fuller)

“Da vari giorni non comparivano più né sole né stelle e la violenta tempesta continuava a infuriare, per cui ogni speranza di salvarci sembrava ormai perduta … quando Paolo, alzatosi disse: Sarebbe stato bene, amici miei, dar retta e me e non salpare … avreste evitato questo pericolo e questo danno. Tuttavia vi esorto a non perdervi di coraggio perché non ci sarà alcuna perdita di vite, ma solo della nave” (Atti degli apostoli: At 27, 20-22). Ebbene sì, esordisco con una citazione dalla Bibbia visto che, da un lato, nel PLRT vi sono, da decenni, laici ma anche credenti e dall’altro, ma mi risulta una novità, fedeli al partito ed invece sostenitori di candidati PPD. Ma tant’è. Forse la citazione servirà a raggiungere anche quest’ultimi nella speranza di salvare non solo le vite ma anche la “nave – partito”. Il riferimento biblico alla tempesta mi serve però e piuttosto perché può essere letta come l’immagine del nostro partito negli ultimi due anni, o più ancora di una società alla deriva, smarrita. Se la parola religiosa è più propria dei profeti, la parola politica dovrebbe essere quella dei giusti. L’apostolo Paolo esorta, incoraggia, con le sue parole, l’equipaggio a non lasciarsi travolgere dagli eventi e infatti dice ai soldati: “Se costoro [l’equipaggio] non rimangono sulla nave, voi non potrete mettervi in salvo” (At 27,31), richiamandoli così a decisioni di tipo politico, ad assumere il governo della nave per mantenere l’unità che alcuni, più abili e più furbi, stavano per rompere. La politica è azione pratica e la parola è parte necessaria della politica. I politici parlano di cose su cui si possono avere opinioni diverse e queste sono mediate tramite il ragionamento. Tuttavia spesso esse sono trasmesse all’opinione pubblica tramite la stima delle persone che le pronunciano. E’ a questo stadio del processo che si rischia di degradare il messaggio ragionato corrompendolo in semplice “politichese”, fenomeno assai diffuso soprattutto tra chi fa del populismo e/o del qualunquismo. Il degrado del linguaggio al politichese è dovuto alla non corrispondenza tra le parole (demagogiche) e i fatti, alla difficoltà di dire la verità che è sempre più complessa di quanto la facciano certe persone e forze politiche. Nel solco delle citazioni bibliche, Ponzio Pilato chiese a Gesù “Che cos’è la verità?” (Vangelo di Giovanni 18,38) ma Gesù saggiamente evitò di rispondere. Eppure dal Medioevo ai giorni nostri, a molti è piaciuto pensare che la sua risposta fosse stata “La verità sono io”. Così, mentre neppure Gesù si è arrogato la prerogativa di detenere e essere la verità, si è fatta strada in certi uomini (e partiti) l’idea di costruirsi un proprio universo di valori, universo che ritengono non possa essere criticato dall’esterno proprio perché per loro è la Verità. Colui che pretende di “dire la verità” dappertutto e su tutto, in ogni momento e a chiunque, è – scriveva Dietrich Bonhoeffer – “un cinico che esibisce soltanto un morto simulacro della verità. Egli offende il pudore, viola la fiducia, tradisce la comunità in cui vive, e sorride con arroganza sulle rovine che ha causato”. Come è allora possibile far rinasce la Parola, dare il giusto peso e valore ad un discorso? Vi sono istruzioni per riconoscere chi dice scempiaggini? Alla seconda domanda ha inteso dare una risposta un noto filosofo americano , H. G. Frankfurt, in un saggio e best seller dal titolo On bullshit (che tradotto alla lettera sta per “Stronzate”) nel quale getta le basi per una “teoria della stronzata” ch’egli considera un’esigenza, un urgenza per salvarsi dalle idiozie di ogni tipo che ci circondano, dalle frasi vacue e inaccurate, dalle espressioni che denunciano una disperata povertà di pensiero. Alla prima domanda invece il Cardinale Carlo Maria Martini suggeriva, in particolare ai politici, di rispondere facendo sì che tra parole e fatti vi sia corrispondenza e coerenza, che tra parola e personaggio politico vi sia simbiosi. Ciò è possibile se il personaggio è un Giusto, una persona affidabile e retta anche agli occhi della gente. Per essere un giusto bisogna ritornare ad essere capaci di pagare di persona se si sbaglia. In questo senso il Cardinale Martini scriveva che l’uomo politico, se sbaglia, dovrebbe dichiararsi peccatore e affidarsi alla misericordia senza timore che ciò risulti unpolitisch (non politico). Orbene, su quest’ultimo aspetto mi permetto di dissentire almeno in parte, o meglio farei un distinguo. La misericordia è una splendida virtù ma a volte si rivela pericolosa e in particolare quando essa è indotta da bontà d’animo o pietà o compassione, ma non coincide con queste altre virtù. Nella sua accezione più stretta la misericordia ha a che fare solo e specificatamente con la sospensione di una punizione meritata. L’opposto della misericordia non è il rigore, che è anch’esso una virtù, visto che come diceva Seneca, una virtù non può essere l’opposto di una altra virtù. Però è pure opinione condivisa che “nulla incoraggia il peccato più della misericordia” (Shakespeare, Timone). O detto con Publilio Siro “Perdona un’offesa, ed esorterai a commetterne molte altre” oppure come dicono i francesi “comprendere tutto significa perdonare tutto”. Insomma, se chi sbaglia non dovesse mai pagare nulla di persona per il solo fatto di aver chiesto scusa, allora non si darebbe un bel esempio ai giovani e a restare offesi sarebbero invece i Giusti.

Dick Marty è per me tra i Giusti che non meritano d’essere offesi.

Qualche riferimento:

La Bibbia

Enzo Bianchi/ Carlo Maria card. Martini, Parola e Politica, Ed. Qiqajon, Comunità di Bose.

Roger Scruton, Guida filosofica per tipi intelligenti, Ed. Il sole 24 ore.

Dietrich Bonhoeffer, Etica, Milano 1967.

Harry G. Frankfurt, On bullshit.

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