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Informazione

Dicembre 1998 – La Voce

“Dopo che la bussola ha rivolto verso
l’uomo il suo ago affilato, non più attratto
dal cuore amoroso del mondo, il dito
segna tra gli arcipelaghi maree di
discordia”

(Gilberto Isella, “Discordo”)

L’ente pubblico è entrato da alcuni anni in una fase difficile. Si parla di ingovernabilità, si diagnostica una difficoltà nella messa in opera delle politiche pubbliche, si osserva una perdita di legittimazione delle istituzioni pubbliche e dei mezzi d’azione dello Stato. Eppure l’ente pubblico resta l’istanza presso la quale ci si rivolge con tutti i problemi della società contemporanea. Esso dovrebbe migliorare la sicurezza sociale, ma non aumentare i costi. Dovrebbe lottare contro l’aumento dei prezzi, ma non ledere i diritti fondamentali quali la garanzia della proprietà e la libertà d’industria e di commercio. Dovrebbe salvaguardare l’ambiente e risolvere il problema dei rifiuti, ma anche qui senza ripercussioni sul singolo portafoglio, e così via. Al capezzale di questo Stato ammalato, sembra che vi siano sempre più medici con ciascuno la propria ricetta talvolta condivisa da più, talvolta individuale per non dire “singolare” o “particolare”. Vi sono quelli che spingono per ottenere la deregolamentazione, la privatizzazione, una cura dimagrante insomma. Ve ne sono che auspicano una ristrutturazione, una razionalizzazione maggiore degli impegni, delle competenze dello Stato. Ed poi vi sono alcuni che credono di aver scoperto dei nuovi mezzi d’intervento, d’azione dello Stato meno costosi e coercitivi ma più efficaci. Tra i giuristi si parla di “soft law”, di leggi morbide in contrapposizione alle leggi costringenti. Gli economisti hanno immaginato i mercati artificiali, i certificati d’inquinamento, gli stimoli finanziari positivi. Tra tutti questi nuovi mezzi d’intervento si parla da tempo dell’azione statale per il tramite della persuasione e dell’informazione. Sembrerebbe che si sia riscoperta la partecipazione dei cittadino alla realizzazione degli obiettivi pubblici. Ma cosa si intende per “mezzo d’azione dell’ente pubblico”? Il “mezzo” è innanzitutto ciò che serve a raggiungere un obiettivo, uno scopo. Ma esso è anche l’intermediario tra due atti, ciò che lega i diversi atti individuali, ciò che li mette in rapporto tra loro. Esso è il tramite tra e all’interno di sistemi e sotto sistemi. Lo Stato è, ad esempio, caratterizzato dal “mezzo” della legge quale strumento che mette in rapporto le istituzioni ed i cittadini. Il sistema economico è caratterizzato dal denaro il quale è mezzo di scambio di prodotti o servizi tra due partners o contraenti. La scienza dalla verità che ci ricongiunge con i misteri dell’universo e la famiglia dal “mezzo” dell’amore che mette in comunicazione gli individui. Nel corso dei secoli lo Stato, per raggiungere i suoi obiettivi ha utilizzato in prevalenza tre mezzi classici: quello della violenza prima, dei diritto e dei denaro poi. La violenza, la forza hanno permesso a monarchi e dittatori di creare le Nazioni e di mantenere l’ordine e la disciplina al suo interno e ciò nell’interesse di pochi. In seguito il diritto, la legge hanno trasformato la violenza. L’uso arbitrario della violenza e della polizia è stato soppresso nello Stato di diritto nella misura in cui l’uso della forza è stato disciplinato nelle leggi che i cittadini si sono dati democraticamente per la loro stessa tutela. Nel nostro secolo, lo Stato sociale ha visto i suoi giorni ed il denaro ha trasformato la forza ed il diritto nel senso che l’Ente pubblico ha assunto vieppiù un ruolo di responsabilità per il buon funzionamento dell’economia. Per il tramite di sussidi e di imposte sanciti nelle leggi, esso esercita un’influenza in quasi tutti i settori della società moderna e ciò nell’interesse pubblico. Evidentemente gli sviluppi sono stati ben più complessi di come poc’anzi riassunto e tutti e tre i mezzi a disposizione dell’Ente pubblico hanno subito modifiche e ridimensionamenti pur continuando a coesistere. La polizia continua a garantire, se dei caso con la forza, l’ordine pubblico. L’automobilista sa che la legge, sotto forma di proibizioni, è lo strumento preferito dallo Stato per regolare la circolazione stradale. Il disoccupato o il pensionato sa che il denaro è uno strumento importante per l’Ente pubblico al fine di garantirgli un reddito d’esistenza, così come la riscossione di imposte è uno strumento che, per esempio, ci può permettere di garantire un ambiente di vita più salubre. E lo Stato di questa fine di secolo, quello del terzo millennio, che strumento utilizza e utilizzerà per trasformare i mezzi della violenza, dei diritto e del denaro? Qual è il mezzo che da qualche anno ha già iniziato a trasformare radicalmente la nostra società? L’informazione. La comunicazione. I segni di tale trasformazione in seno alla pubblica amministrazione si vedono già da qualche tempo: l’informatizzazione dei servizi statali, l’utilizzazione di servizi di pubbliche relazioni a cui fanno capo taluni politici. Ciononostante è difficile prevedere oggi la forma definitiva che assumerà lo Stato nell’era dell’informazione. Ma cerchiamo di capire perché l’Ente pubblico ha bisogno di imparare a maneggiare (e pure a tutelarsi da un uso scorretto o spropositato) questo nuovo mezzo d’intervento. In primo luogo, lo scopo della maggior parte delle azioni dello Stato è quello di influenzare e modificare il comportamento dei cittadini e delle ditte. Si vuole ad esempio che i figli frequentino le scuole, che non si guidi in senso inverso sull’autostrada, che non si inquini, ecc… Per fare ciò la pubblica amministrazione utilizza i suoi mezzi d’azione classici che abbiamo visto sopra, i quali hanno, ciascuno, vantaggi e svantaggi peculiari. L’informazione è sicuramente il mezzo meno coercitivo, meno costringente, meno imperativo verso il cittadino. La debolezza di tale strumento é il fatto che un annuncio, un comunicato stampa, delle raccomandazioni possono essere ignorati in quanto l’efficacia dell’informazione dipende in larga misura dalla credibilità di cui gode l’ente che la emette, rispettivamente dalla disponibilità di chi la riceve a cambiare il proprio comportamento. Di contro, la forza dei l’informazione sta nella sua capacità di penetrare in quegli ambiti che costituiscono la base dei comportamento umano: le opinioni e i sentimenti. In secondo luogo, la società si fa sempre più complessa. I sotto sistemi dello Stato, dell’economia, dei trasporti, dei media, della scienza, quello sociosanitario ed altri, diventano sempre più performanti, specialistici, autonomi e capaci di autogestirsi. Ma al contempo essi dipendono sempre più da un coordinamento tra loro: coordinamento che avviene mediante la comunicazione e lo scambio d’informazioni. Lo Stato quale sistema cappello è responsabile in ultima istanza del buon funzionamento dell’intero meccanismo e pertanto deve in prima linea porsi quale coordinatore in grado di far passare i flussi di informazioni che meglio si adattano al perseguimento dell’interesse pubblico nelle diverse discipline. Ecco perché l’informazione diviene il mezzo privilegiato di intervento dell’Ente pubblico per il 21 secolo. Sempre più lo Stato fa capo ai mezzi d’informazione per trasmettere le proprie intenzioni ed i propri obiettivi: portavoce, bollettini d’informazione, periodici, pieghevoli, pubblicità, sondaggi d’opinione. I rappresentanti politici, come pellegrini, si adoperano – o talvolta dovrebbero adoperarsi meglio – per informare i cittadini prima di adottare norme, piani e politiche che rischiano di essere contestati in seguito. Delle politiche di interesse pubblico anche corrette nella sostanza o costituenti il minore dei mali, possono facilmente essere avversate dai detrattori interessati o dagli apocalittici (disfattistismantellatori) per natura se l’informazione non avviene in modo compiuto e capillare. Credo che un esempio di errore a livello di informazione sia accaduto, per restare alle nostre latitudini, a Morbio Inferiore in occasione della presentazione dei messaggio sull’introduzione della tassa mista per la raccolta e lo smaltimento rifiuti. Poi l’esito dei referendum ha provocato un flusso d’informazioni contrario a tale concetto che ha scatenato l’avversione da parte di diversi altri cittadini di Comuni momò. Ora si dovrà fare opera di nuova e trasparente informazione affinché la gente comprenda le ragioni che spingono gli esecutivi a proporre una certa politica e questo anche con la dovuta attenzione alle realtà peculiari di ogni singolo Comune. L’informazione oggi ha raggiunto mezzi tecnologici tali da oltrepassare quei canali tradizionali (la pubblicità per esempio) che conosciamo. Vi sono giochi interattivi su computer che sembrano ottenere effetti positivi in aiuto a giovani alcoolizzati. Ve ne sono che premiano il giocatore che riesce a realizzare il piano viario di una città virtuale più economico e funzionale. Forse già esiste o forse l’ente pubblico potrebbe pensare di progettarlo, un gioco interattivo che premi con il miglior punteggio, ed al contempo educhi, i giocatori che in modo più economico ed adeguato risolvono i problemi di smistamento dei rifiuti in una città/cantone virtuale. Se ciò servisse ha modificare poi il nostro comportamento nel mondo reale, allora avremmo già risolto un bel problema di non poco costo.

 

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