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e speriamo che ce la caviamo

9 gennaio 2009 – Opinione Liberale Rubrica Ballate Maltesi

Paperino: tra passato e futuro

Un docente di scuola elementare napoletano scrisse un libro alcuni anni fa, traendo spunto da dei componimenti dei propri piccoli – ma intuitivamente saggi – alunni. Il titolo suonava, a memoria, “E io spero che me la cavo”. Achille Campanile (nato nel 1899, ovvero 110 anno fa), scrittore di molte novelle, ne scrisse una dal titolo “Oratore si diventa” nella quale immaginava una classe di studenti alle prese con un furbo professore di oratoria che cercherà di insegnare come scrivere un discorso di successo ripetendo sempre la medesima formula: “Questo non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza”. Lo stesso schema retorico venne ripreso nel 2003 (e già, solo 5 anni fa!) dalla Walt Disney, nel numero 2470 di “Topolino”, laddove Paperino applica la medesima formula parlando alla folla di risparmiatori delusi che protestano brandendo cartelli surreali tipo “Soldi, non saldi”, “Investimenti, non svestimenti”. A questi, Paperino, grida: “Nonostante abbiate perso i vostri soldi, guardate al futuro con fiducia, perché poteva andarvi peggio. I soldi che vi restano non sono la fine, ma l’inizio di una nuova speranza di prosperità per tutti”. La folla entusiasta lo acclama sindaco di Paperopoli e la fidanzata gli telefona compiaciuta; ma, come sempre accade a Paperino, la felicità è di breve durata (a quanto pare: Topolino docet, anche dopo una certa età).

Sarà che alla fine di ogni anno ci si scambiano gli auguri per quello che verrà; sarà che in questi giorni ci dilettiamo leggendo gli oroscopi annuali allestiti dagli astrologi (di regola buoni imbonitori e retori); sarà che il 2009 è l’Anno dedicato all’Astronomia e quindi ci saranno ad attenderci ulteriori scoperte di nuovi pianeti, possibili forme di vita o presenze d’acqua da poter sfruttare per le nostre esigenze (ma quando? autorizzando, nel frattempo, lo spreco di quelle terrestri?); sarà infine che (mi scusino i “Konrad Lorenz” se sbaglio) le papere dovrebbero avere una memoria e una intelligenza peggiori di quelle dell’essere umano, ma forse un salto di 80 anni indietro nella storia, e meglio alla crisi finanziaria del 1929 qualcuno avrebbe dovuto e potuto farlo prima che l’attuale crisi finanziaria si realizzasse, e non solo a posteriori, per ricamarci tanti paragoni o distinguo.

Ora vi è chi vede, o spera che Obama sia il nuovo Roosevelt e si augura che ciò salvi l’America e con essa il resto del mondo globalizzato. Ma dando un occhio al discorso d’insediamento di Roosevelt, che restò alla presidenza dal 1932 al 1944, c’è da chiedersi se questo discorso non ebbe fortuna migliore di quello di Paperino per durata nel tempo ma comunque non portò ad acquisire i debiti insegnamenti al mondo politico-finanziario in maniera definitiva. Forse, come per altri ambiti, e a maggior ragione nell’epoca “postmoderna” e del perenne presente (con vista al massimo sul futuro prossimo), non abbiamo più il tempo di guardare al passato per evitare di ricadere nei medesimi errori.

Roosevelt, infatti, dovendo comprensibilmente infondere fiducia ad una popolazione stremata, il 4 marzo 1933 disse che “questo è decisamente il tempo di dire tutta la verità … desidero affermare la mia convinzione che non abbiamo niente di cui aver paura, salvo la paura stessa, la paura irrazionale che paralizza gli sforzi necessari per trasformare il regresso in progresso…affrontiamo le nostre difficoltà che, grazie a Dio, riguardano soltanto aspetti materiali. I titoli sono precipitati a livelli irrisori, il nostro potere d’acquisto è caduto; ogni ramo dell’amministrazione è minacciato da una seria riduzione delle entrate, le foglie secche delle imprese industriali si accumulano ovunque; i risparmi di molte famiglie sono scomparsi. Inoltre molti cittadini disoccupati affrontano il severo problema dell’esistenza, e un numero elevato si affatica al lavoro con scarsissimo profitto (ndr. oggi parliamo dei “working poors”) …. Tuttavia … la natura continua a offrirci i suoi doni (ndr. è ancora vero? per quanto? con quali conseguenze?), e gli sforzi dell’uomo li hanno moltiplicati (ndr. a quale prezzo? a favore di quanti e di quali fortunati?) … chi regola lo scambio dei beni ha fallito … le pratiche degli operatori economici senza scrupoli sostengono ora l’accusa dell’opinione pubblica, e sono respinte dal cuore e dalla mente degli uomini. Davanti alla crisi del credito, hanno proposto solo il prestito di più denaro. Mancando l’esca dei profitti hanno fatto ricorso alle implorazioni, supplicando di ridar loro fiducia. C’è poco da meravigliarsi se la fiducia manca, perché si basa solo sull’onestà, sull’onore, sulla giustizia dei contratti, sulla leale protezione, sul comportamento non egoista; senza queste basi, non sopravvive. La ricostruzione richiede un cambiamento etico … abbiamo bisogno di due salvaguardie contro il ritorno dei mali del vecchio ordinamento:una stretta supervisione sull’attività bancaria, il credito e gli investimenti, così che verrà posta fine alla speculazione con il denaro altrui; e deve essere prevista un’adeguata e sana circolazione monetaria”.

Certo dopo questo discorso, o meglio dopo la crisi del 1929, vi fu anche la Seconda Guerra Mondiale e la successiva ricostruzione dell’ordine internazionale, e non solo, con l’illusione della crescita perenne. Ma come spesso accade, la storia si ripete perchè l’essere umano ricade atavicamente nei propri errori. Ma se errare è umano, …!

Va altresì detto che – a difesa della piazza finanziaria svizzera, tanto bistrattata dalla nostra stampa, la quale certo non contribuisce ad infondere fiducia a danno del Paese – gli errori sono proprio partiti da quei buontemponi di statunitensi e accoliti (per forma mentis o scuola di pensiero economico).

Oggi consoliamoci facendo ancora capo alla chicca retorica di J.F. Kennedy (correva ancora una volta un anno che termina col 9, ovvero il 1959) che usò il termine cinese “wejii” (crisi) in quanto composto da due ideogrammi che significavano rispettivamente “pericolo” (wei) e “opportunità”(ji): ciò per dire che i periodi di crisi possono essere anche un’opportunità per rinvigorire i popoli. Sarà vero? Direi che conviene restare vigili e sperare che ce la caviamo, noi e le future generazioni alle quali converrà lasciare un promemoria!

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