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Cercasi disperatamente fiducia e coesione

La vita sociale al di fuori della famiglia e del luogo di lavoro si affievolisce, le istituzioni dovrebbero tenerci insieme ma perdono credibilità per volontà politiche che invero dovrebbero legittimarle e valorizzarle, i significati delle parole (es. democrazia, liberalismo) traballano. Sembra prevalere la competizione macro- e microeconomica, i nuovi mezzi di comunicazione ed i poteri che se ne sono impossessati diffondono odio, sospetto, diffidenza, e sostituendo il metodo ormai inapplicabile della censura, ci bombardano di informazioni come fumo negli occhi, impedendoci di vedere quel che resta, dell’informazione critica. Così svanisce il tessuto di solidarietà che ci lega anche agli altri estranei. Ma a chi dare fiducia? Sospettosi verso tutti: politici, giornalisti, scienziati, professori, banchieri, amplifichiamo la sfiducia. I social i ci spingono verso la post verità, una situazione in cui diamo massima fiducia a chi la pensa come noi e massima diffidenza a chi è fuori dai nostri schemi, fossero anche i media ufficiali. Il dubbio e la critica ponderata scompaiono nelle camere d’eco di FB e Instagram.

C’è, però, una via di fuga. A minare la fiducia verso gli altri non sono solo gli elementi appena citati bensì la crisi della reciprocità. La sfiducia ha la sua radice nelle diseguaglianze. Diamo fiducia se sono operative le tre leggi di Marcel Maus poste alla base della reciprocità che fonda le relazioni umane: dare- ricevere-ricambiare. Le istituzioni devono evitare che si allarghi la forbice delle diseguaglianze e che reciprocità e ridistribuzione non funzionino. La reciprocità andrebbe incoraggiata anche tra governanti e governati. La coesione sociale, a cui ci si è appellati tanto nella crisi pandemica, diventa strumento per avvicinarsi alle aspettative della speranza e distanziarsi dal disincanto del senso di realtà.

La fiducia è una pianta fragile; è quel sentimento di sicurezza che viene da speranza e stima; è un segnale di credenza nella bontà, forza o affidabilità di qualcuno o qualcosa. Ma la fiducia è soprattutto il sentimento più necessario alla costruzione dell’ordine sociale, che senza di essa non potrebbe neppure stare in piedi. Senza fiducia non potremmo compiere alcun gesto che ci metta in relazione con gli altri o con le cose perché l’eterno timore di correre un rischio e di ricevere un danno, bloccherebbe ogni nostra azione. La fiducia è un bene che aumenta con l’uso costante e diminuisce col disuso. Come l’amore che aumenta praticandolo, la fiducia prospera e si estende in spessore se stabilmente esercitata e tende ad essere, come altre risorse morali, contagiosa e appagante. Vi sono Paesi più di altri in cui cittadini e Stato hanno fiducia reciproca. Ve ne sono altri in cui la sfiducia delle istituzioni verso i cittadini porta a provvedimenti paradossali, sproporzionati (controlli eccessivi, ispezioni massicce, autorizzazioni per ogni attività, percezione o reale presunzione di colpevolezza dell’amministrato). Una società basata sulla fiducia reciproca è invece più efficiente e rispettosa del suo contrario. Solo una tale società può dirsi liberaldemocratica, altrimenti diventa protezionistica, populista ed invasiva. Fidarsi ma controllare le promesse politiche, per evitare di essere controllati e meno liberi.

Come la fiducia e la reciprocità, anche la speranza è una qualità positiva delle leadership. La speranza si impara e si trasmette quanto l’istruzione. Senza dimenticare le origini, per evitare il baratro tra le generazioni, l’identità liberale sarà non tanto o forse non più quella illuminata dell‘800 e nemmeno quella liberista di fine ‘900 ma quella che il nostro modo di essere ed affrontare le sfide del secolo XXI ci porterà a fare e realizzare, perché non c’è più tempo da perdere.

Matteo Quadranti, deputato PLR