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Casa Ticino, un patrimonio dei ticinesi per i ticinesi

30 Marzo 2011 – La Regione

Ognuno di noi, ma soprattutto i nostri giovani, desidera poter vivere in una casa di proprietà, dove poter alloggiare la propria famiglia. In Ticino, grazie alle sicurezze sociali conquistate nel tempo, nessuno rischia di ritrovarsi sotto un ponte. Oggi diamo per scontato questo semplice dato di fatto, dimenticando che in altri Paesi nemmeno lontani da noi, vi è chi si trova a vivere tra i cartoni o non ha accesso all’acqua.
Costruire e mantenere la propria casa richiede un lavoro il più stabile e sicuro possibile, un sistema bancario accessibile e sano per ottenere dei mutui abbordabili, un’economia in crescita e trainante.
Ma sono fondamentali anche i servizi e le prestazioni che lo Stato e gli altri enti locali forniscono per tutti in modo equo e solidale su tutto il territorio cantonale, come trasporti, sicurezza ed istruzione. Inoltre l’Ente pubblico garantisce un sistema pensionistico equo, solido e sano, con cure a domicilio e case per anziani ben strutturate e gestite. Questo e altro sono le conquiste degli ultimi 100 anni fatte grazie al nostro sistema politico democratico, economico e sociale. Ricordiamoci cosa significava vivere il Ticino nel 1911.
Ora si tratta di evitare che allo Stato, che è la Casa di tutti noi, vengano sottratte troppe risorse per poter continuare a garantire questi servizi. È facile comprendere che se in casa entrano meno soldi non si può spenderne più di quelli che si hanno, salvo indebitarsi e quindi vivere con l’ansia e la preoccupazione di pignoramenti e, al limite, anche della messa all’asta della propria casa a discapito della famiglia, figli inclusi.
Oggi vi è chi vuole spendere di più incassando di meno. Vi sono forze politiche che propongono sgravi fiscali milionari pur continuando a mantenere quello che si ha, se non addirittura ottenere di più attraverso sussidi e/o aiuti altrettanto milionari da parte dello Stato. Questi politici si guardano bene dall’indicare dove bisogna tagliare. La soluzione magica dovrebbe essere quella di ridurre lo Stato e la sua amministrazione per delegare alcuni compiti alla società civile, quindi ai privati.
La questione è sapere se questi privati (Società o associazioni) possano fornire garanzie adeguate per garantire un trattamento equo e solidale delle prestazioni e dei servizi sin qui erogati, in parte già con sistemi misti pubblico/privato, o se operando secondo logiche di mercato cercheranno di guadagnare, magari assumendo personale frontaliere o con scarse garanzie salariali, e favoriranno chi ha più mezzi finanziari a disposizione. Dal momento che questi privati opererebbero grazie a sussidi pubblici, quindi con soldi nostri, è ancora tutto da dimostrare che il risultato sia un beneficio per lo Stato, cioè per tutti noi e che vi sarebbe la stessa trasparenza che si esige dallo stato nei mandati e negli appalti.
Se è vero che la ricchezza bisogna produrla prima che venga distribuita, è anche vero che ciò non avviene per forza né automaticamente né equamente. La ricchezza di un Paese non la si misura solo in termini di prodotto interno lordo ma anche in qualità di vita, che vuol dire anche giustizia sociale. Se una casa è ben costruita e solida, non dobbiamo demolirla ma semplicemente ammodernarla e riattare quegli spazi che possono essere migliorati. La storia ci dice che il nostro Cantone, Casa Ticino, con le sue strutture e le sue tradizioni si è sviluppato e ha dimostrato una solidità che il mondo ci invidia. Non buttiamo via questo patrimonio, ma partiamo da qui per costruire insieme un futuro migliore.

Avv. Matteo Quadranti, candidato PLR al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio

 

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