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Arroganza e mediazione

14 aprile 2006 – La Regione

Giuseppe Buffi scriveva che v’è un’arroganza pubblica e privata, individuale e collettiva. Secondo il dizionario l’arroganza è la superbia e insolente presunzione di sé, di chi si attribuisce una pretesa superiorità con modi boriosi e tracotanti. Buffi definiva l’arroganza, in politica e al di fuori di essa, come l’attitudine a imporre la propria volontà senza alcuna considerazione per le ragioni altrui. L’arrogante non ascolta, non si piega a nessun tipo di contraddittorio, non svolge alcuna opera di mediazione. La politica non è solo decisionismo e efficientismo, tendenze piuttosto ispirate all’attività aziendale. Essa è soprattutto consenso e mediazione, perché un conto è operare a capo di un’azienda del settore privato, un altro conto è operare nel campo della politica. Buffi aggiungeva che i momenti magici della politica sono quelli in cui v’è corrispondenza totale tra l’immagine, le qualità e il prestigio degli uomini (e delle donne) e del partito di cui fanno parte. Se può accadere – invero più raramente del contrario – che un partito momentaneamente non possa far ricorso a grosse personalità – e non è certo il caso del PLRT -, è semplicemente impensabile che una personalità politica, per quanto importante ed eccellente, possa fare a meno del prestigio del partito che l’ha promossa e sostenuta poiché è spesso da quest’ultimo ch’ella trae grande beneficio.

La mediazione ha, per definizione, tra i suoi obiettivi quello di creare un plusvalore per entrambe le parti e quello di evitare i costi – perché alla fine ve ne sono sempre – di una mancata mediazione. Una mediazione richiede creatività – innanzitutto nel proporla – empatia e capacità di persuasione da parte dei mediatori i quali debbono poter disporre di credibilità propria e godere di fiducia – ciò che presuppone la trasparenza nel proprio agire. Il mediatore deve assumere un profilo equilibrato ovvero deve difendere degli interessi e non delle posizioni rigide cosi come deve saper dissociare le persone coinvolte dai problemi esistenti e da risolvere.

Alcuni fatti recenti di cronaca politica cantonticinese e l’incombenza di dover reperire candidati per i prossimi confronti elettorali mi hanno richiamato alla mente – a titolo puramente personale – gli insegnamenti del compianto Consigliere di Stato, uomo di innegabile esperienza delle cose della politica e delle vicende umane, ma soprattutto dotato di tanto semplice quanto non comune buon senso.

Sostenere, come sembrano fare i vertici del PLR di Lugano, che attualmente non ci sia la necessità di una mediazione a seguito della “crisi” legata al “Fiscogate” e alla decisione governativa circa la posizione della Consigliera di Stato Marina Masoni, la quale fatta salva la gestione della Divisione delle contribuzioni, mantiene le proprie competenze politiche e in particolare la politica finanziaria che nessuno le ha tolto, mi pare una visione se non arrogante quantomeno miope. Che si voglia o no, grazie o a causa anche dei Media, i cittadini appaiono disorientati e preoccupati: è un dato di fatto. Il presidente Merlini ha sortito dal cilindro – dimostrando la creatività di cui sopra – l’idea di un gruppo di mediazione il cui obiettivo è di creare plusvalore (ad esempio quello di un partito che sa uscire dai momenti difficili senza perdere la testa e quello di giungere a soluzioni dignitose per il PLRT in primis e per la Consigliera di Stato medesima) ed evitare i costi (elettorali ma non solo) di una crisi interna al partito e di fronte all’opinione pubblica. Tale idea è stata fatta propria dai più alti organi rappresentativi del PLRT, per cui l’atteggiamento controcorrente o di fuga in avanti della sezione luganese è spiacevole e controproducente.

Alcune affermazioni sono da un lato vittimistiche (si vorrebbe dare ad intendere che il ”caso” sia un attacco all’area liberale del PLRT, ciò che peraltro, contrariamente agli intendimenti di chi l’ha affermato, non fa altro che far gongolare gli avversari politici in perfetto contrasto con gli obiettivi proposti dalla presidenza) e dall’altro controindicate (effetto boomerang) proprio per quella stessa “area liberale” che si riterrebbe presa di mira. Infatti non v’è chi non veda come la politica del risanamento finanziario del Cantone sia nel programma di legislatura approvato da tutto il PLRT e che il gruppo parlamentare lo ha sostenuto in questi lunghi anni. Questa politica non è una esclusiva di Marina Masoni sebbene questa l’abbia sempre sostenuta egregiamente e strenuamente. Parrebbe, da certe dichiarazioni, che una tale politica senza l’attuale Consigliera di Stato sarebbe destinata allo smantellamento come se nell’ “area liberale” non vi fossero altri esponenti in grado di portarla avanti. Con ciò non si intende sminuire l’apporto di Marina Masoni o pensare che la stessa debba oggi dimissionare, ma che ne sarebbe se lei stessa decidesse di ritirarsi per altri motivi (come peraltro hanno fatto altri illustri e meritevoli personaggi politici) o continuare l’attività politica in altre sedi? Dovremmo considerarci orfani dell’attuale politica finanziaria? Il PLRT deve, soprattutto e nell’interesse generale del paese, preoccuparsi di consentire che la propria politica possa essere realizzata e non vedersi ostaggio di una seppur illustre personalità che tuttavia potrebbe non più avere (fosse anche per errori d’altri a lei vicini più che suoi) quella credibilità e forza di persuasione di cui necessita – come mediatrice – anche un personaggio politico il quale deve mediare gli interessi di coloro che rappresenta persuadendo l’elettorato delle altre forze politiche. Qui s’innesta un’altra critica mossa dal PLR luganese al PLRT secondo la quale non si dovrebbe più scendere a compromessi con gli altri partiti e dimostrarsi più “coraggiosi”, “decisionisti”, “efficienti”. Come diceva Buffi, si tratta qui più di comportamenti che possono ispirare anche con successo l’attività di un’azienda privata ma essere nocivi in politica dove, talvolta anche avendo la maggioranza assoluta – ciò che non è comunque il caso del PLRT – non si può semplicemente licenziare gli altri partiti e i loro elettori. Dal coraggio all’arroganza talvolta il passo è breve e può essere fatale. Qualche sezione cantonale PLR ne ha già fatta l’esperienza, da ultima quella bernese che lo scorso fine settimana in alleanza con l’UDC per tentare con avidità il “colpo grosso” ha ottenuto la perdita di seggi in qual Consiglio di Stato. Risultato: la maggioranza assoluta è andata ai socialisti e ai verdi. Non credo che il PLRT abbia nulla da imparare se non evitare di commettere gli stessi errori fatti da altri rendendo ancor più difficile, peraltro, il lodevole lavoro di rilancio del PLR svizzero messo in atto da Fulvio Pelli.

Il gruppo di mediazione deve quindi mettersi subito al lavoro, altro che attendere. Lo stesso può essere di sostegno a Marina Masoni stessa perché possa se del caso ritrovare – più con un approccio empatico che non aggressivo – un modo di convivere con il resto del governo, nell’interesse del paese. Ma lo stesso dovrà anche mediare i rapporti di Marina Masoni con l’istituzione partitica la quale pure deve difendere i propri interessi superiori ai personalismi.

Parafrasando John Fitzgerald Kennedy, non si chieda che cosa il partito può fare per noi, ma cosa i noi possiamo fare per il partito e per il paese.

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