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Scienza e democrazia

Il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune” scriveva il Manzoni nei “Promessi sposi”. Le informazioni false si diffondono più rapidamente di quelle vere a causa degli schemi cognitivi umani. Le convinzioni, più delle bugie, sono nemiche della verità. Come correggere il tiro? Scienza e democrazia hanno caratteristiche comuni utili ad evitare che siano ignoranza, pregiudizi e paura a farci decidere: la controllabilità delle ipotesi nella prima e i poteri istituzionali nella seconda. Man mano che la scienza sviluppava prodotti efficaci, il benessere umano e il senso civico miglioravano. Si progettavano sistemi politici più sviluppati, fondati su separazione dei poteri e diritti fondamentali, che consentivano la libera competizione intellettuale, la conquista della salute, dell’uguaglianza e del benessere economico. La scienza nutre un sapere affidabile perché competente, mantenendo un equilibrio fra la difesa della conoscenza contro opinioni errate o interessate, e la costante apertura a critiche e idee nuove. La gestione democratica del potere poggia parimenti su: critica, discussione e dibattito aperto per condurre a soluzioni migliori. La complessità dei problemi richiede competenze, non semplici mal di pancia. In democrazia le informazioni non mancano, ma di quali ci si può fidare? La democrazia diretta ci porta a votare su temi la cui complessità e tecnicità ci superano. L’alfabetizzazione scientifica attraverso cultura umanistica, filosofia della scienza, non ci risolveranno da sole i problemi ma ci fa rendere conto della loro complessità e distinguere competenza e onestà intellettuale dalla semplicioneria o dalla malafede. Il cittadino istruito non saprà da solo se le vacche siano meglio con o senza corna e come bloccare i premi di cassa malati. Ma saprà distinguere lo specialista affidabile da quello “assoldato”. I partiti hanno un ruolo di responsabilità: devono essere affidabili. Anche i mass-media lo hanno: non dovrebbero dare lo stesso peso, in modo acritico, a tutte le opposte opinioni indipendentemente dalla loro serietà o cialtroneria. Così il cittadino che non è messo in condizione di decidere. Le società umane non sono uniformi ma gruppi di persone con interessi e valori contrastanti. La Politica vera è quella di trovare la migliore soluzione ai problemi tecnici complessi e l’arte di mediare fra interessi contrastanti. Se non bastano gli esperti a trovare le soluzioni e farle accettare, servono rappresentanti politici eletti e in buona fede. La democrazia è forte grazie a questi livelli di delega e rappresentanza, tenuti sotto controllo e convalidati dalle elezioni. Il problema nasce se questa rappresentanza politica abdica al ruolo di mediazione e difesa degli interessi generali (e dei più deboli); quando si nasconde dietro l’uso strumentale della competenza scientifica per difendere interessi particolari. Puntare il dito contro le élite è sbagliare il bersaglio. La società ha bisogno delle loro caratteristiche, senza lasciare decidere ad un “popolo” disinformato o impaurito, cosa vuole.