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SAM100 chiama WATSON

Sogno o incubo 2025

SAM100: “Buongiorno, l’ho chiamata perché la mia azienda ha deciso che non ha più bisogno di me e mi manda in rottamazione. Come posso tutelare i miei diritti?”

WATSON: “Buongiorno a lei, purtroppo nulla è più elementare. La questione è complessa”.

SAM100 in realtà è il primo robot muratore che costruisce tre volte più velocemente di un umano, e WATSON non è l’amico di Sherlock Holmes bensì un supercomputer in grado di competere con la capacità umana di rispondere a domande come potrebbe fare un avvocato, o nel caso anche un sindacalista, almeno per una fattispecie che non richieda approfondimenti particolari. Sia SAM100 che WATSON sono già una realtà, non mera fantascienza, e come loro vi sono OSHBOT (commesso), BOTLR (inserviente), BAXTER (operatore alla catena di montaggio),…. WATSON entra, per ora ancora a mero supporto, anche in altre professioni intellettuali per le diagnosi mediche o, per gli ingegneri, nello sviluppo di prodotti. La robotica e l’intelligenza artificiale non toccano più soltanto i lavori elementari  o ripetitivi. Professionisti ed operai dovranno far conto con queste innovazioni tecnologiche già nel prossimo futuro (10/15 anni) poiché lo sviluppo è esponenziale. Se va bene i robot lavoreranno al nostro fianco, se va male ci ruberanno il lavoro. Tra pochi anni  il problema non sarà più tanto, o verosimilmente, il frontaliere che ruba il lavoro all’indigeno ma saranno le macchine (di produzione svizzera se va bene, americana, cinese o giapponese se va male) a lasciarci a casa. Uno studio americano, prudente nelle valutazioni, ci dice che nei soli USA, da qui al 2025, 22 milioni di persone saranno sostituite nel lavoro dalle macchine intelligenti. In contropartita pare che la progettazione, manutenzione e gestione di queste macchine creerà nuovi posti di lavoro per cui il saldo, comunque, negativo sarebbe comunque “solo” di 9 milioni di posti di lavoro persi. Aggiungiamo poi la moda dei “fai da te”, del self-service, degli acquisti online, che rendono inutili i lavori elementari adatti alle persone più semplici o senza possibilità di formazione adeguata alle nuove tecnologie che richiederanno conoscenze informatiche anche al muratore (da noi, in Europa o nel resto del mondo), persone che quindi avranno difficoltà  di collocamento per non dire semplicemente di fame e premeranno alle porte dei Paesi più fortunati. Probabilmente a quel momento avremo poliziotti robot per respingere tutti alle frontiere, ma non è detto che al nostro interno le cose andranno meglio, senza problemi di sicurezza, senza libertà di viaggiare tranquilli al di fuori dei confini noti. Sulla rivoluzione delle macchine intelligenti vi sono ottimisti e pessimisti. I primi (tra cui la multinazionale della consulenza Deloitte) ritengono che, come la prima rivoluzione industriale ha cancellato mestieri ma ne ha creati di più e di nuovi, anche questa nuova era tecnologica, grazie a un “circolo virtuoso” (?), lo farà. Per gli ottimisti i prodotti costeranno meno grazie alla tecnologia mentre i desideri umani sono infiniti per cui avremo sempre infinite necessità di comprare e consumare. Per essi i lavori del futuro saranno nell’intrattenimento, nella sanità, nel benessere e in altri settori dove si tratta di costruire relazioni personali. I pessimisti  (tra cui professori di Oxford e al MIT) ritengono invece che il 47% dei lavori è ad alto rischio di sostituzione da parte dei robot mentre il 19% sono a rischio medio e le nuove professioni non saranno in grado di coprire i posti perduti per sempre. Si salveranno i lavori ad alta professionalità, ma dalla classe media in giù verosimilmente si prospettano soluzioni di assistenza statale atte a finanziare “salari minimi o di cittadinanza” tassando le ricchezze prodotte dalle macchine. La politica è incentrata sull’attualità dei posti di lavoro creati ma persi dai ticinesi e non sembra voler allungare lo sguardo a rischi o opportunità di dopodomani malgrado la tecnologia possa avere sempre un uso buono e uno cattivo. Forse la crescita esponenziale è talmente rapida che sfugge all’intuizione umana. Il 2025 è alle porte e il portinaio alla porta Sud di Alptransit o l’operaio nel tunnel del Gottardo sarà un robot o un ticinese?

 

Matteo Quadranti, deputato PLR