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Oltre l’emergenza, il progresso

Ho smesso di fumare 5 anni orsono dopo una modesta polmonite. Spesso, pur avendo a disposizione strumenti già esistenti per smettere, si attende l’evento radicale prima di cambiare. In realtà è una questione di volontà. Il mondo è un pullulare continuo e irrequieto di avvenimenti, un venire alla luce e uno sparire continuo di effimere entità seppur a volte potenti come ci insegna la meccanica quantistica e gli esperimenti sulle particelle. Il Covid-19 è un avvenimento che passerà e allora bisognerà trarne gli insegnamenti. L’emergenza ci ha confrontati tutti con i nostri affetti e i nostri stili di vita ed ha messo in dubbio l’idea di base della modernità. Sta costringendo le aziende e l’ente pubblico ad aprire nuove finestre sul futuro, accelerare alcuni modi di lavorare diversi. Forse è tempo e ora di superare la diffidenza verso il lavoro da casa che potrebbe davvero ridurre la mobilità e gli spazi adibiti ad ufficio nei centri urbani a favore di luoghi residenziali. L’impresa innovativa ha bisogno di dipendenti autonomi e capaci di iniziativa creativa, deve trovare spazio un nuovo scambio che stavolta non si fondi sull’ubbidienza. Il lavoratore in contropartita deve dare coinvolgimento e responsabilità. La parola d’ordine è: compartecipazione.

In tempi di termometri, un accenno al barometro dei progressi ci permette di misurare la pressione che dobbiamo mettere sulle cose da fare al più presto per risolvere alcuni problemi: ad esempio quello del cambiamento climatico (con la mobilità elettrica, le energie rinnovabili o il green e-commerce). Oppure per combattere le diseguaglianze sociali, o ancora sviluppare l’automazione. Infatti, da un lato, la robotica contribuisce alla de-globalizzazione in quanto con una robotica avanzata i vantaggi della manodopera estera o a basso costo in Paesi lontani si riducono se non spariscono. Una politica fiscale competitiva è senz’altro utile. Dall’altro lato l’automazione deve essere accompagnata da una riforma sociale e formativa che aiuti chi davvero rischia di perdere il posto di lavoro a riqualificarsi. Le risorse di base sono: l’educazione, l’economia e la politica. Il perfezionamento professionale e l’accesso alla formazione sono, nell’era del digitale, fondamentali per l’autodeterminazione della persona e la qualità del lavoro.

Il progresso non è scontato. Infatti, i Paesi sviluppati auspicano il progresso con moderazione a differenza di quelli emergenti che propendono per una forte accelerazione. Gli svizzeri sono leggermente critici verso il progresso. La nostra elevata qualità di vita può spiegare in parte perché si desideri cambiare solo minimamente il proprio status. Il progresso invece richiede curiosità, spazi di libertà: per l’economia e per la creatività. Il progresso è importante per il successo di un sistema economico e scientifico ma anche sociale.

In Svizzera sono accolte positivamente la mobilità elettrica, il traffico sotterraneo, l’assistenza all’infanzia, la parità e il work life balance, gli sviluppi nel campo medico, mentre sono criticate la minore libertà di stampa e la polarizzazione politica che non fa altro che trasformare il tutto in battaglia di potere invece di serietà nella ricerca di soluzioni pragmatiche.

Quindi meno tweet e più contenuti e vere soluzioni. Un buon cantiere per davvero vuole guardare al futuro di un Paese e non alla sua amministrazione.

 

Matteo Quadranti, deputato PLR