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Mr. Chicken

29 Maggio 2009 – Opinione Liberale Rubrica Ballate Maltesi

ovvero come il Segreto Bancario si ritrovò col collo tirato

Leggendo il libro sull¡¯infinito dell¡¯eccentrico scrittore americano David Foster Wallace,”Tutto e di più, Storia compatta dell’infinito (Codice edizioni, 2005, Torino), ci si imbatte in una bella versione del celeberrimo “tacchino induttivista” di Popper e di Russel, dove al posto del tacchino ci troviamo confrontati ad un pollo (chicken, direbbero gli americani in primis).

Ecco lo stralcio che ci interessa:” C’erano quattro polli in una stia di fildiferro e il più intelligente si chiamava Mr. Chicken. Tutte le mattine, quando il bracciante della fattoria arrivava nella stia con un certo sacco di iuta, Mr. Chicken iniziava ad agitarsi e a dare delle beccate di riscaldamento per terra, perch¨¨ sapeva che era ora di mangiare. La cosa avveniva tutte le mattine intorno alla stessa ora t e Mr. Chicken aveva capito che t (uomo + sacco) = cibo, e cos¨¬ stava dando fiducioso le sue beccate di riscaldamento anche in quell¡¯ultima domenica mattina in cui il bracciante all’improvviso allungò una mano, prese Mr. Chicken, gli tirò il collo con un unico movimento elegante, lo ficcò nel sacco di iuta e se lo portò in cucina. I ricordi di questo tipo tendono a restare ben vividi nella memoria, se ti capita di averne. A maggior ragione perchè, secondo il Principio di Induzione, Mr. Chicken sembrerebbe aver avuto ragione a non aspettarsi altro che la colazione da quella (n+1) apparizione di uomo + sacco al momento t. La cosa inquietante e davvero fastidiosa è che Mr. Chicken non solo non sospettasse nulla, ma che sembri essere stato perfettamente giustificato nel suo non sospettare nulla”.

Da questa breve storiella possiamo concludere, almeno parzialmente o provvisoriamente, che non tutte le nostre giustificazioni (fondate sul ricordo, sulla fiducia, sull’esperienza passati) sono davvero sempre giustificate. Pensare che le regolarità che osserviamo nella vita di tutti i giorni si ripeteranno anche in futuro e/o all’infinito, è comprensibile ma non è una valida giustificazione. Si tratta di una fiducia di cui non possiamo fare a meno, altrimenti la vita quotidiana diventerebbe un incubo, ma che nello stesso tempo ci rende sorprendentemente simili e vulnerabili, come Mr. Chicken. La maggior parte della vita quotidiana è composta di questi fenomeni e, senza fiducia basata sull’esperienza passata, diventeremmo tutti pazzi, o quantomeno non saremmo in grado di funzionare perchè dovremmo fermarci a decidere su ogni minima cosa, quale ad esempio, se svegliandoci, un mattino qualsiasi, possiamo davvero essere sicuri che scendendo dal letto il pavimento ci sorreggerà oppure cederà per un imprevisto terremoto, per un difetto della costruzione o ancora che, per una roba tipo un’aberrazione del flusso quantico, ci farà passare attraverso.

Ma questa fiducia alla fine è veramente giustificata o è semplicemente più comoda? Purtroppo la risposta corretta è la seconda perché la nostra unica vera giustificazione del Principio di Induzione è il Principio di Induzione, il che non suona certo rassicurante.

Il Principio di Induzione afferma che se un fatto x è successo n volte in passato in circostanze specifiche, siamo giustificati a credere che le stesse circostanze produrranno x nell’occasione (n+1).

Tale principio, che resta un precetto rispettato dalla scienza, è tuttavia rifiutato in modo drastico da Karl Popper che ci ha insegnato che la realtà non è qualcosa di dato, di definitivo, bensì è mutevole, e la scienza deve procedere col metodo del trial and error, cioè salta di colpo, anche da una singola osservazione o evento, a una congettura o a un’ipotesi che poi cerca di confutare e che viene mantenuta finchè la confutazione non è riuscita (K. Popper, Conjectures and Refutations, 1965, pag.51 e seg.).

Ma veniamo al nostro segreto bancario sul quale avevamo anche noi fatto affidamento sulla scorta di una longevissima esperienza di solida accettazione e intoccabilità internazionale. Eravamo quindi legittimati a credere che nessuno ce lo avrebbe messo in discussione. Tuttavia un bel giorno è arrivato il bracciante della fattoria americana e (inaspettatamente?, imprevedibilmente?) al segreto bancario ha voluto tirare il collo e ha messo il nostro Paese su una lista dalle tinte scure.

Fortunatamente il segreto bancario svizzero non è un essere vivente come Mr. Chicken e quindi non ha solo una vita da vivere. Da tale esperienza dobbiamo però imparare e fare il salto verso un migliore calcolo di riduzione dei rischi dei valori fondanti della nostra “suissitude”(“svizzeritudine”) e proteggere maggiormente e strenuamente il segreto bancario, e altri nostri valori, prima che magari, alzandoci un mattino, ci crolli il pavimento sotto i piedi!

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