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La politica delle competenze e quella delle capacità.

Il tema è molto concreto, altro che teoria o filosofia. Dalla comprensione della differenza tra uno o l’altro modo di fare politica ne consegue la reale fattibilità di risolvere i veri problemi. In democrazia ci si affida alla maggioranza e quindi a chi sa procacciarsi i consensi. Ma non sempre chi ha le capacità di vendersi per acquisire il cliente-elettore, ha anche le competenze per poi condurlo in un porto sicuro. Saper convincere come un qualsiasi buon venditore necessita capacità che non per forza sono le stesse necessarie per governare. Chi ci sa vendere una crociera coglierà i nostri bisogni e le nostre speranze di evasione ed avventura ma non per forza avrà le competenze del comandante della nave. Un conto è promettere sistemazioni da prima classe e favoleggiare su mete paradisiache ed esperienze mozzafiato e un altro è interpretare le carte nautiche, evitare scogli e iceberg e giungere sani a destino. Vero è che è sempre stato un po’ così, ma coi nuovi mezzi di comunicazione e i social è diventato più facile esaltare le capacità del venditore e svalutare le competenze del pilota. I social e i blog consentono di diffondere mirabolanti promesse come anche invettive e prese in giro, molto meno ospitano invece con successo un ragionamento. Di regola vanno per la maggiore tre tipi di argomenti: (1) contro la persona: si attacca l’avversario non sui suoi temi o sulla critica mossa ma con un attacco personale malevolo (grasso, ubriacone, puttaniere, incapace, di parte); (2) col bastone: si assume un tono intimidatorio contro l’avversario e lo si minaccia di fargli saltare il posto di lavoro, di perdere sussidi; (3) dell’appello al popolo: i miei argomenti sono condivisi dal popolo (affermazione espressa con un linguaggio emotivamente carico e categorico al punto dal far credere che sia vero) e i tuoi no, quindi non devo scendere a patti. Non si argomenta sui temi e le misure. Il dibattito è spostato, laterale, diventa pettegolezzo. La battuta efficace conta più della conoscenza dei dati statistici, reali e scientifici, il fiuto conta più delle competenze del comandante e se poi il tour operator incontrerà difficoltà per le promesse non mantenute, resterà a galla almeno fintanto che riuscirà a dare le colpe a fattori esterni (altri partiti, gli stranieri, Berna, l’Europa o ahimè, la Giustizia). È più facile ingannare la gente che convincerla che è stata ingannata. Per combattere questo modo di fare la “non politica” ci vuole più istruzione e cultura civica e generale nonché una stampa veramente libera e plurale. Proprio ciò che i politici venditori ostacolano (giornali e TV pubblica) o mortificano (la Kultura), ma di cui abbiamo invece dannatamente bisogno.

Matteo Quadranti, deputato uscente PLR